Decreto AGOSTO (convertito): i richiami alla materia ambientale

Decreto AGOSTO (convertito): i richiami alla materia ambientale

Sulla Gazzetta Ufficiale (n.123 del 13 ottobre 2020) è stato convertito il Legge il cd Decreto Agosto, DECRETO-LEGGE 14 agosto 2020, n. 104 – qui il testo coordinato con le modifiche apportate dalla LEGGE 13 ottobre 2020, n. 126.

DL AGOSTO: quali i riferimenti alla tutela ambientale ?

Il Decreto Agosto contiene misure per il rilancio dell’economia del Paese colpita dall’emergenza Covid, ma non mancano diversi richiami alla tutela ambientale: dalla messa in sicurezza del territorio, alla qualità dell’aria, discariche e una regolamentazione specifica in materia ambientale per la neo istituita Autorità lagunare di Venezia.

Un’analisi completa è per ora disponibile un nuovo e aggiornato DOSSIER della Camera del 7 ottobre 2020 alla luce della avvenuta conversione in legge del DL Agosto.
Ne riportiamo i passaggi più significativi

Discariche – modifiche riferimenti tabelle D.Lgs. n.36/2003 (art. 51)

All’art. 51 i nuovi commi 3-bis e 3-ter modificano il decreto legislativo n. 36 del 2003 (di attuazione della direttiva 199/31/CE relativa alle discariche di rifiuti), in materia di riferimenti relativi agli allegati.
• il nuovo comma 3-bis novella il comma 4 dell’articolo 7-quinquies del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 prevedendo che il riferimento all’eluato conforme alle concentrazioni fissate in ‘tabella 5a’ dell’Allegato 4 sia sostituito dalla dicitura di eluato conforme alle concentrazioni fissate in tabella 5 dell’Allegato 4;
• il nuovo comma 3-ter interviene sulle tabelle 3, 5-bis e 6-bis dell’Allegato 4 al decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 prevedendo che – laddove si prevede nel testo delle tabelle che i valori sono calcolati secondo i fattori di equivalenza di cui alla “tabella 1 dell’Allegato P” – si indichi invece il riferimento alla tabella 1B dell’Allegato 3

Qualità dell’aria (art. 51)

• Istituto, a decorrere dall’anno 2021, un fondo per le finalità in materia di qualità dell’aria, con specifico riferimento alla situazione nella Pianura Padana ed alla promozione di specifiche strategie di intervento nell’area interessata, anche attraverso un maggiore coordinamento tra le regioni che insistono sul predetto bacino (art. 51, co. 1, lett. b), nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente

Imballaggi per l’Ambiente

• disposizioni per favorire i processi di riciclaggio del polietilentereftalato utilizzato negli imballaggi per alimenti. Si stabilisce che in via sperimentale, per il 2021, per le bottiglie in polietilentereftalato di cui all’articolo 13-ter, comma 1, del decreto del Ministro della sanità 21 marzo 1973, non trovi applicazione la percentuale minima di polietilentereftalato vergine prevista dal medesimo decreto ministeriale (art. 95-bis).

Messa in sicurezza del territorio (artt. 45-51)

• l’anticipazione al 2031 (rispetto al 2034) del termine dell’arco temporale di riferimento per l’assegnazione delle risorse per la progettazione degli enti locali per opere di messa in sicurezza del territorio previste dalla legge di bilancio 2020 e l’incremento di 300 milioni di euro delle risorse assegnate agli enti locali per le medesime finalità per ciascuno degli anni 2020 e 2021 (art. 45);
• una rimodulazione delle risorse, stanziate dalla legge di bilancio 2019, relative alla concessione di contributi per la realizzazione di opere pubbliche per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio, prevedendo, in particolare, un incremento di 2.650 milioni di euro per gli anni 2021-2022 e la proroga di 3 mesi dei termini di affidamento dei lavori da parte dei comuni beneficiari dei contributi riferiti agli anni 2019 e 2020 (art. 46);
• l’istituzione di un fondo, presso il Ministero dell’interno, con una dotazione di 7 milioni di euro per l’anno 2020, finalizzato all’adozione di misure in favore dei territori delle province di Verona, Vicenza e Padova, colpiti dagli eventi atmosferici calamitosi del 22 e del 23 agosto 2020 (art. 46-bis);
• l’incremento di 500 milioni di euro delle risorse assegnate ai comuni per il 2021 per investimenti destinati ad opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo territoriale sostenibile e, limitatamente al 2020, il differimento dei termini entro i quali i comuni beneficiari dei contributi sono tenuti ad iniziare l’esecuzione dei lavori e il Ministero dell’interno provvede alla revoca totale o parziale dei contributi erogati in caso di mancato inizio dell’esecuzione lavori (art. 47);
• l’avvio, a decorrere dal 2021, di un programma pluriennale per potenziare gli investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l’abbattimento delle barriere architettoniche a beneficio della collettività, nonché per gli interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile (art. 51, co. 1, lett. a).

Laguna di Venezia (art. 95)

• l’istituzione dell’Autorità per la Laguna di Venezia, ente pubblico non economico di rilevanza nazionale sottoposto ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, cui vengono attribuite competenze per la salvaguardia della città di Venezia e della zona lagunare e per il mantenimento del regime idraulico lagunare, da esercitare, tra l’altro, mediante l’approvazione del programma triennale per la tutela della laguna di Venezia, del programma unico integrato e del programma di gestione e manutenzione del MOSE, e compatibilmente con i principi e criteri relativi al buon stato ecologico delle acque del Codice dell’ambiente, alla gestione del rischio alluvioni di cui al D.Lgs. 49/2010 e alle tutele previste dalle direttive 2009/147/UE e 92/43/UEE (uccelli e habitat) (art. 95).

Decreto AGOSTO : gli approfondimenti di INSIC

Su InSic l’analisi delle misure previste:
• per le imprese del settore edilizio ed energetico
• per gli edifici civili con la proroga per adeguamenti antincendio.
• per il mondo del lavoro e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Source: INSIC

Decreto Agosto (convertito): Edifici civili e proroga per adeguamenti antincendio

Decreto Agosto (convertito): Edifici civili e proroga per adeguamenti antincendio

Nel DL Agosto, decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito con legge 13 ottobre 2020, n. 126 (in GU n. 253 del 13 ottobre 2020) all’art. 63 si dispone la proroga dei termini per l’adeguamento antincendio degli edifici di civile abitazione al decreto del Ministro dell’interno 25 gennaio 2019 – LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO.
Il termine per l’attuazione delle misure stabilite dall’articolo 3, comma 1, lettera b, del decreto del Ministro dell’interno 25 gennaio 2019 è rinviato di 6 mesi dal termine dello stato di emergenza, fissato al 31 gennaio 2021 dal Decreto-legge 07 ottobre 2020 , n. 125 (Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché per l’attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020 in G.U. Serie Generale , n. 248 del 07 ottobre 2020)

Quando scade il termine per l’adeguamento antincendio degli edifici di civile abitazione?

Quindi la scadenza per gli adeguamenti degli edifici di civile abitazione risulta:
- al 6 maggio 2021 per l’installazione, ove prevista, degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio e dei sistemi di allarme vocale di emergenza (tale termine non risulta prorogato ed era conteggiato a due anni dall’entrata in vigore del DM, ovvero al 6 maggio 2019), come da let a) del DM 25/1/2019;
- al 31 luglio 2021 per i rimanenti adempimenti come da let b) del DM 25/1/2019: (prorogata di ulteriori sei mesi rispetto al 31 gennaio 2021, termine stato di emergenza), come da let b) del DM 25/1/2019.

DM 25/1/2019 – art. 3 comma 1, lettera b – TESTO

1. Gli edifici di civile abitazione esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto sono adeguati alle disposizioni dell’allegato 1 del presente decreto entro i seguenti termini:
a. due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto per le disposizioni riguardanti l’installazione, ove prevista, degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza;
b. un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto per le restanti disposizioni.
Source: INSIC

Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.10/2020: i temi del mese!

Ambiente&Sicurezza sul Lavoro n.10/2020: i temi del mese!

Tante tematiche che attraversano la sicurezza sui luoghi di lavoro, la sicurezza in cantiere e la tutela dell’ambiente, sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul lavoro (SCOPRI LA FORMULA CARTA e ONLINE) di Ottobre!
Gli ARTICOLI di Ambiente&Sicurezza sul Lavoro si concentrano sulla normativa di sicurezza a livello europeo (Foti e Risoluto), analizziamo la recente giurisprudenza sui casi di approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori in caso di violazioni di sicurezza (Baruffaldi), ma anche di estinzione dei reati: qual è l’iter procedurale? (Basso e Manselli)
Andiamo nei cantieri per capire come si organizza un organigramma di cantiere (Semeraro), analizziamo l’Esposizione professionale a particelle ultrafini nell’attività di saldatura (Cam et alt.).
Infine, per la tutela dell’ambiente ci concentriamo sulla figura dell’esperto del ciclo di vita delle sostanze: come può essere di supporto all’HSE manager? risponde Andrea Quaranta.

Nelle RUBRICHE di Ambiente&Sicurezza sul Lavoro parliamo di digitalizzazione (Mariani), emergenza COVID-19 e distanziamento (Kodeli), una sentenza sulla responsabilità del medico competente (Prosseda). E ancora, le news dalle Associazioni (MAIA) e dalle più dinamiche aziende del settore dell’antinfortunistica.


Gli ARTICOLI della rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro

L’organigramma del cantiere. Un rompicapo non semplice da risolvere
Giuseppe Semeraro
Tracciare correttamente un organigramma di cantiere, cioè stabilire chi fa che cosa, è compito assai arduo. Per tale ragione, l’articolo parte dalla enunciazione dei vari possibili organigrammi, specchio delle situazioni che si possono presentare nella pratica quotidiana, analizzandone caratteristiche e chiarendo i ruoli rivestiti in cantiere dai vari soggetti.

Violazione delle norme di sicurezza del lavoro. Sfruttamento e approfittamento dello stato di bisogno
Elena Baruffaldi
La violazione delle norme in materia di salute e di sicurezza sul lavoro e l’approfittamento delle precarie situazioni economiche dei lavoratori che versano pertanto in stato di bisogno, sono condotte integranti, ai sensi dell’art. 603-bis c.p., la condizione di sfruttamento dell’altrui attività lavorativa lesiva della dignità umana.

Sicurezza sul lavoro nel contesto europeo. Facilitazioni e barriere per le aziende che operano in diversi Paesi
A. Foti, A. Risoluto
Negli ultimi 30 anni la legislazione europea sulla salute e sicurezza sul lavoro ha compiuto notevoli progressi per l’armonizzazione di contenuti tecnici ed organizzativi. Nonostante ciò, permangono notevoli differenze in alcuni campi e sono state generate alcune barriere che non permettono alle aziende di operare in tutti gli Stati membri senza dedicare risorse addizionali.

Estinzione dei reati sui luoghi di lavoro. Dalla prescrizione all’eventuale procedimento penale
E. D. Basso, L. Manselli
Il contributo, dopo una breve disamina relativa ad alcuni istituti speciali di estinzione dei reati previsti per la normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, offre un approfondimento sull’iter del procedimento penale, nel caso in cui la procedura estintiva abbia esito negativo: tali procedure costituiscono un completamento del bagaglio culturale, sia degli organi di accertamento che dei professionisti chiamati all’adeguamento, progettazione e certificazione delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Esposizione professionale a particelle ultrafini. Un caso di studio sull’inquinamento generato da operazioni di saldatura
D. Cam, M. Lucchiari, P. Zappino, D. Culcasi, C. Lunardini
L’articolo discute i risultati della caratterizzazione delle particelle ultrafini (PUF) generate da un processo di saldatura, valutandone la concentrazione, il numero di particelle per unità di volume, la distribuzione dei grani, la superficie specifica e la composizione chimica. La caratterizzazione è stata eseguita utilizzando un contatore di nanoparticelle e un metodo di campionamento basato sull’uso di impinger e successiva analisi off-line mediante SEM-EDS.

L’esperto del ciclo di vita delle sostanze: “due professionisti” a supporto del manager HSE
Andrea Quaranta
Partendo dall’analisi del ruolo dell’HSE manager, l’articolo propone un focus su una figura che – in funzione delle sue specifiche competenze in ambito ambientale – può supportarlo nello svolgimento dei suoi compiti: l’esperto del ciclo di vita delle sostanze. Tale figura professionale è a sua volta declinata nei profili dell’Esperto del Sistema Rifiuti e del Responsabile delle Schede Dati di Sicurezza.

Le RUBRICHE della rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro

EDITORIALE
Digitalizzazione, sicurezza e futuro. Prospettive europee – a cura di Francesca Mariani

NOTIZIE dal portale InSic
a cura di Antonio Mazzuca

APPROFONDIMENTI
Emergenza COVID-19. I fattori spazio e tempo nel distanziamento sociale
a cura di Nikolin Kodheli

IL CASO DEL MESE
Responsabilità del medico competente per l’infortunio occorso ad un soggetto estraneo all’organizzazione lavorativa
a cura di Maurizio Prosseda

DALLE ASSOCIAZIONI
Cambiamenti in atto nel mondo dell’antincendio. Tre decreti modificheranno il D.M. 10 marzo 1998
a cura di Sandro Marinelli

PRODOTTI&TECNOLOGIE – a cura di Clio Gargiulo
AJAX SYSTEMS – Allarme wireless Ajax: massima protezione contro intrusioni, incendi e perdite, per qualsiasi tipo di struttura
COFRA – Fitness, la prima linea di calzature a supporto variabile
CLIMBING TECHNOLOGY BY ALUDESIGN- L’esperienza di Climbing Technology nello sviluppo di DPI sicuri, semplici e funzionali
GUIDE GLOVES – Good vibrations!
ICOGUANTI – Multipro® Igienizzante mani Gel marino & Gel Aloe vera by ICOGUANTI
INDACO PROJECT – I Termoscanner Indaco Project: verifica della temperatura corporea e dell’uso mascherina
PEZZOL INDUSTRIES – SENEGAL by Pezzol Industries. Performance senza compromessi
SICOR- presenta un innovativo sistema per la sanificazione e la sterilizzazione
SOCIM – presenta il nuovo brand XILD Digital Multinorm abbigliamento da lavoro con microchip RFID integrato
SVANTEK ITALIA – Centralina di Monitoraggio Acustico “LOW COST” Mod. SV 307

RASSEGNA DELLA GIURISPRUDENZA
a cura di Salvatore Casarrubia

RASSEGNA LEGISLATIVA
a cura di Antonio Mazzuca

IL MERCATO DELL’ANTINFORTUNISTICA E DELLA TUTELA AMBIENTALE
a cura di Antonio Mazzuca

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Dal 1985 un aggiornamento competente e puntuale per i professionisti della sicurezza.
Ogni anno 11 fascicoli con approfondimenti normativi, tecnici e applicativi delle leggi; risposte pratiche ai dubbi che s’incontrano nella propria professione; aggiornamenti su prodotti e servizi per la prevenzione.
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Giornata nazionale dell'ingegneria della sicurezza: gli appuntamenti del 23 ottobre!

Giornata nazionale dell'ingegneria della sicurezza: gli appuntamenti del 23 ottobre!

Il prossimo venerdì 23 ottobre si terrà l’ottava edizione della Giornata Nazionale dell’Ingegneria della Sicurezza che si svolgerà per la prima volta attraverso la piattaforma webinar della Fondazione del CNI, a causa dell’emergenza Covid-19. L’evento è organizzato dal Gruppo di Lavoro Sicurezza del CNI. Il tema portante saranno i nuovi scenari della sicurezza tra evoluzione professionale, nuovi approcci metodologici e emergenza sanitaria.

Le sessioni della Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza

I lavori, che saranno introdotti dal Presidente CNI, Armando Zambrano, prevedono tre sessioni.

Durante la primamoderata da Gaetano Fede, Responsabile Sicurezza del CNI – i relatori si confronteranno sulla necessità improrogabile di far crescere la professionalità dei soggetti che operano nel mondo della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, dalle aziende ai lavoratori, dai professionisti alle pubbliche amministrazioni. Particolare attenzione sarà dedicata alla problematica della fruizione dei luoghi pubblici in relazione all’emergenza sanitaria.
La seconda sessione – moderata da Luca Vienni, componente del GdL Sicurezza del CNI – avrà lo scopo di analizzare la situazione in merito ai rischi presenti nei cantieri anche in relazione alle modalità operative e alle procedure precauzionali introdotte dalla normativa a seguito dell’emergenza Covid-19. Si analizzeranno anche casi specifici che sono stati affrontati dai relatori in questi mesi in cui l’attività nei cantieri è ripresa dopo il lockdown.
Infine, nella terza sessione – moderata da Gaetano Fede – si affronteranno i temi della sicurezza antincendio, partendo da un bilancio sull’applicazione del Codice, a cinque anni dalla sua pubblicazione. Dopo un resoconto sulle peculiarità e criticità dell’attività del professionista antincendio, si illustrerà la prossima modifica dell’Allegato 1 del DPR 151/2011 (elenco attività soggette), per concludere con alcune proposte del CNI in materia di semplificazione delle procedure di prevenzione incendi.

Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza: partecipazione gratuita al webinar e crediti

La partecipazione al webinar è gratuita e l’iscrizione potrà essere effettuata attraverso la mail inviata a tutti gli iscritti agli Ordini territoriali.
La partecipazione alla giornata sarà valida per 3-2 CFP (3 per la mattina e 2 per il pomeriggio). La partecipazione prevede, inoltre, il riconoscimento di 3 ore valide come aggiornamento formazione RSPP/ASPP/Coordinatori sicurezza cantieri.

Source: INSIC

Antincendio n.10/2020 è online: i temi del mese!

Antincendio n.10/2020 è online: i temi del mese!

Sul numero di ottobre della rivista Antincendio (scopri le soluzioni di abbonamento CARTA+DIGITALE) tanti e diversi gli argomenti di interesse dei professionisti della prevenzione incendi.
Negli ARTICOLI della rivista Antincendio parliamo di protezione antincendio con water mist negli edifici sottoposti a tutela (Romano), dei rapporti fra efficienza energetica e sicurezza antincendio nel mondo delle costruzioni (Ascenzi), le novità della Circolare DCPREV 9962 in materia di resistenza al fuoco (Antonelli et alt.).
Giuseppe Amaro continua l’analisi del Codice di Prevenzione incendi analizzando le collegate regole tecniche verticali e analizziamo una sentenza in materia di responsabilità infortuni che vede coinvolto un vigile del fuoco.
Nelle RUBRICHE della rivista Antincendio torniamo a parlare di sicurezza antincendio dei Beni culturali (Ciccotti), i contributi dalle associazioni di settore (BAAP), i prodotti e le tecnologie dal mercato dell’antincendio.


Gli ARTICOLI della rivista Antincendio

La protezione antincendio di complessi storici e culturali con impianti water mist ad alta pressione
Corrado Romano
È di primaria importanza soprattutto negli edifici sottoposti a tutela ai sensi del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n.42, garantire la salvaguardia del patrimonio culturale. In questi edifici prevalentemente risulta difficile realizzare le soluzioni previste dalle regole tecniche, ricorrendo frequentemente a procedimenti in deroga contenenti l’adozione di soluzioni di tipo impiantistico.
La protezione attiva attuale si avvale infatti di nuove tecnologie ormai collaudate in diversi ambiti tra cui: industriale e civile. Tra i sistemi di protezione attiva maggiormente innovativi e compatibili con gli edifici storici risultano meritevoli di attenzione quelli ad acqua nebulizzata ad alta pressione water mist, che in tali contesti edilizi rappresentano la soluzione maggiormente performante rispetto al tradizionale impianto sprinkler, in virtù delle ridotte dimensioni e dei limitati effetti collaterali dovuti alla scarica d’acqua nebulizzata.

SPECIALE EVOLUZIONE DEL CODICE DI PREVENZIONE INCENDI – Parte 8°. Il continuo sviluppo ed evoluzione del Codice di Prevenzione Incendi: analisi della versione emanata con il D.M. 18/10/2019
Giuseppe Amaro
Con questo articolo si dà il via, dopo aver analizzato le RTO, all’analisi delle regole tecniche verticali “RTV” collegate al nuovo Codice di prevenzione incendi versione 2019. In particolare, il presente articolo, analizza le tre sezioni “V1 Aree a rischio specifico”, “V2 Aree a rischio per atmosfere esplosive” e “V3 Vani degli ascensori” che si differenziano dalle note regole tecniche verticali successive in quanto riferite non ad “attività soggette” ma ad ambiti specifici soggetti a particolari rischi e di notevole rilevanza ai fini della sicurezza antincendio quando presenti all’interno di un’attività soggetta.

Sistemi costruttivi ICF ad alta efficienza energetica. Analisi dei requisiti per la sicurezza antincendio
Giuseppe Ascenzi
Dal punto di vista del progetto strutturale le costruzioni ICF di calcestruzzo possono annoverarsi fra le strutture a pareti estese.
La tematica del risparmio energetico ha fatto la sua prima apparizione nella legislazione nazionale all’indomani della crisi petrolifera dei primi anni ’70. L’Italia proprio con l’Art. 30 della Legge 10/91 fu tra i primi paesi europei ad introdurre l’obbligo di certificazione energetica degli edifici, poi reso di fatto esecutivo con la Direttiva 2002/91/CE che ha indicato la data del 31 dicembre 2020 come obiettivo per la transizione verso gli edifici a energia “quasi” zero (NZEB o edifici di Classe A energetica).
Al tempo stesso è inderogabile il principio di poter coniugare la cogenza normativa con la buona pratica costruttiva, in coerenza con gli altri requisiti funzionali che gli edifici devono continuare a possedere e tra questi in primis la sicurezza antincendio

Resistenza al fuoco: l’impatto della Circolare DCPREV 9962 sulla progettazione secondo il Codice
Marco Antonelli, Daniele Andriotto, Diego Cecchinato
L’uscita della DCPREV Circolare 9962 “Implementazione di soluzioni alternative di resistenza al fuoco. Chiarimenti e indirizzi applicativi” ha suscitato un immediato interesse nel mondo della prevenzione incendi, in particolare in quello della protezione passiva, malgrado questo documento non contenga alcuna rilevante novità rispetto alle norme tecniche di prevenzione incendi ai sensi dell’articolo 15 del D.Lgs. n. 139 8/3/2006, e successive modifiche (in particolare il D.M. 12 aprile 2019), nuovo Codice di Prevenzione Incendi.

La responsabilità per infortunio ad un Vigile del fuoco: gli obblighi del datore sul luogo di lavoro
Clemente Davide La Porta
La sentenza in esame riguarda un grave infortunio occorso a un Vigile del fuoco che, insieme ai membri della sua squadra, interveniva per domare un incendio di sterpaglie, presso una collinetta, agli ordini del caposquadra. Nel luogo di svolgimento delle operazioni di spegnimento era presente un conduttore nudo, ad altezza d’uomo, il quale si era sganciato dal palo di sostegno, a causa della rottura dell’asola di un ponticello che lo manteneva teso.

La prevenzione incendi in Europa: confronto fra normative.
Guido Zaccarelli
Il presente articolo ha l’ambizione di presentare una carrellata delle normative di prevenzione incendi di alcuni fra i principali stati europei. Naturalmente, come è Inevitabile, se non altro per ragioni di spazio, la trattazione non potrà essere completa e riguarderà soltanto gli aspetti generali. Questa breve disamina non ha intenzione di stilare classifiche o di sostenere che una legislazione sia migliore di un’altra.

Le RUBRICHE della rivista Antincendio

EDITORIALE – Stoccaggio illegale di rifiuti: la nuova RTV a cura di Flaminia Ciccotti

FOCUS BENI CULTURALI – Quando brucia la storia – a cura di Flaminia Ciccotti

ASSOCIAZIONI
BAAP S.r.l., un pezzo della storia dell’antincendio in Italia
a cura di Sandro Marinelli

DALLE AZIENDE
Tutela del Patrimonio Archivistico Nazionale: la nuova regola tecnica sulla prevenzione degli incendi in ambiente museale e culturale
a cura di Livia Olgiati

LE AZIENDE INFORMANO
Honeywell annuncia la distribuzione della serie di sistemi EVAC compatti miniVES, certificati EN54-16 e EN54-4
Ivan Marenghi

TECNICA&INDUSTRIA a cura di Clio Gargiulo
AERNOVA – Sistemi di pressurizzazione vani scala secondo UNI EN 12101-6
BOCCIOLONE ANTINCENDIO: Dry-Riser: attacchi di mandata per colonne a secco
CAODURO: La protezione degli edifici soggetti a tutela
KM IMPIANTI: fare sicurezza negli ambienti a rischio incendio
SCAME PARRE: ISOLATORS-FR: interruttori-sezionatori in cassetta F400
SCOBALIT ITALIA: aperture permanenti per il controllo fumo e calore: aeratore naturale Aerlit AN
TEMA SISTEMI – il Water mist Aquatech® per la protezione antincendio delle cartiere
VORTICE – Garantire la salute e la sicurezza con il sistema di ventilazione per parcheggi coperti

Il Mercato dell’Antincendio – a cura di Antonio Mazzuca

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Il rischio radon nei luoghi di lavoro

Il rischio radon nei luoghi di lavoro

Il Radon è un gas naturale radioattivo molto pericoloso per la salute umana. Ribattezzato il killer silenzioso, rappresenta la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di sigaretta.Il Decreto 101 del 31 luglio 2020 ha introdotto importanti novità riorganizzando ed armonizzando la disciplina sulla radioprotezione dei lavoratori ed integrando anche le norme ed i livelli di tutela della popolazione

Cos’è il Radon
Qual è la situazione del Radon in Italia
La normativa in Italia e il D.Lgs. 101/2020
La valutazione del rischio secondo il D. Lgs. 101/2020
Gli interventi di prevenzione e riduzione del Radon

Cos’è il Radon

Il radon è un gas naturale radioattivo che si forma nel sottosuolo grazie ad una serie di decadimenti nucleari a carico di altri elementi chimici presenti nelle rocce terrestri.
Una volta sprigionatosi è capace di risalire in superficie sfruttando tutti gli interstizi e le fessure presenti, arrivando al livello del suolo ed entrando negli edifici dove, accumulandosi, può diventare estremamente pericoloso per la salute umana. Numerosi studi epidemiologici hanno infatti dimostrato che il radon per l’uomo rappresenta la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di sigaretta.
Se negli ambienti esterni non raggiunge concentrazioni apprezzabili a causa della diluzione nell’aria, in quelli interni (indoor), trovando invece un ostacolo “fisico” alla sua diffusione e non essendo percepibile dai sensi umani, può permanere anche per lunghi periodi, raggiungendo livelli di concentrazione molto elevati e diventare estremamente pericoloso per l’uomo.
Il radon è responsabile di circa il 50% del contributo naturale alla radiazione di fondo e rappresenta in definitiva, in assenza di esplosioni o incidenti nucleari, la maggiore esposizione per l’uomo a radiazioni ionizzanti, sia di origine naturale e sia di origine antropica.

Qual è la situazione del Radon in Italia

L’Italia rappresenta un Paese dove la possibile presenza di radon negli edifici è molto alta, a causa della grande presenza di suoli e di materiali che agevolano la generazione e la diffusione di questo gas negli edifici. Le misurazioni di radon in Italia sono iniziate negli anni ’70 del secolo scorso anche se è stato solo nel 1988 che l’ENEA-DISP (successivamente ISPRA) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) negli anni ’90 promossero e coordinarono un’indagine nazionale a campione con lo scopo di valutare l’esposizione media della popolazione al radon nelle abitazioni.

La normativa in Italia e il D.Lgs. 101/2020

Come noto in Italia il D.Lgs. 81/08 ha raggruppato gran parte della precedente normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in un unico testo armonizzato che è stato più volte aggiornato ed integrato. La parte riguardante i rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti, e quindi a radon, invece, come specificato dal Titolo VIII di tale atto normativo, viene trattata, nell’ambito degli “agenti fisici”, rimandandola a delle normative specifiche.
Queste ultime sono state rappresentate, fino a poco tempo fa, dal D.Lgs. 230/95 recepimento di alcune direttive europee (precisamente la n. 80/836, n. 84/466, n. 84/467, n. 89/618, n. 90/641 e n. 92/3) modificato successivamente dal D.Lgs. 241/2000, recependo la Direttiva 96/29.
In particolare la disciplina riguardante il radon era demandata al Capo III-bis, aggiunto appunto dal D.Lgs. 241/2000, nel quale veniva presa in considerazione la valutazione dei livelli di esposizione dei lavoratori alla radioattività naturale.
Il 27 agosto 2020 il D.Lgs. 241/2000 è stato a sua volta abrogato e sostituito dal D.Lgs. 31 Luglio 2020 n. 101 il quale ha recepito nel nostro ordinamento la Direttiva n. 2013/59, ed ha provveduto ad integrare in un unico decreto sia il tema della protezione dei lavoratori in ambito professionale e sia quello della protezione della popolazione nelle abitazioni civili che fino ad oggi era stata mantenuta separata. In Italia di fatto, prima del D.Lgs. 101/2020, non era stata mai definita una normativa specifica riguardante la protezione della popolazione da radiazioni ionizzanti e, per tali necessità, veniva presa come riferimento la Raccomandazione europea 90/143.
Il D.Lgs. 101/2020 stabilisce che entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore, deve essere adottato un nuovo “Piano nazionale d’azione per il radon”, concernente i rischi di lungo termine dovuti alla sua esposizione.
In base all’art. 16 del D.Lgs. 101/2020, la valutazione dell’esposizione al rischio radon si deve applicare ai seguenti luoghi di lavoro:
1. luoghi di lavoro sotterranei;
2. luoghi di lavoro in locali semisotterranei o situati al piano terra, localizzati in aree considerate prioritarie stabilite a livello regionale;
3. specifiche tipologie di luoghi di lavoro identificate nel Piano nazionale d’azione radon;
4. stabilimenti termali.

La valutazione del rischio secondo il D. Lgs. 101/2020

La valutazione del rischio dovrà andare ad individuare la possibilità che alcuni lavoratori, in base alle caratteristiche della loro mansione ed in base ai luoghi abitualmente frequentati, possano essere esposti a concentrazioni di radon, espresse come media annua, superiori ai nuovi valori di riferimento del D.Lgs. 101/2020 i quali sono pari a 300 Bq/m3 per edifici esistenti ed addirittura a 200 Bq/m3 per edifici costruiti dopo il 31 dicembre 2024.
Il nuovo Decreto, riprendendo in parte quanto aveva già disposto il precedente D.Lgs. 230/1995, tenendo conto della specificità e complessità del tipo di rischio, stabilisce che il datore di lavoro, in occasione dei superamenti dei valori limite di concentrazione e/o di dose efficace, dovrà obbligatoriamente essere supportato da professionisti della materia. Essi si configurano in un esperto in materia di interventi per la riduzione dell’ingresso e dell’accumulo di radon negli ambienti e nell’esperto qualificato in radioprotezione.
La valutazione dovrà iniziare effettuando un’analisi delle caratteristiche degli ambienti di lavoro in studio, mirata ad individuare da una parte la presenza dei luoghi riportati all’art. 16 del D.Lgs. 101/2020 e dall’altra, per ogni luogo così determinato, il tempo di permanenza medio di eventuali lavoratori che possono essere presenti in tali luoghi, durante lo svolgimento delle attività proprie relative alle loro mansioni.

Gli interventi di prevenzione e riduzione del Radon

Tenendo conto delle dinamiche di origine, trasporto e diffusione del radon e dei suoi prodotti di decadimento, è ovvio che non sarà possibile eliminare completamente la loro presenza negli edifici, a differenza di quanto avviene per altri inquinanti.
Tuttavia è possibile attuare tutta una serie di interventi per prevenire o ridurre la loro concentrazione, soprattutto quando questa raggiunge valori elevati, abbassando di conseguenza il rischio. Le azioni di rimedio sono azioni generalmente temporanee, rivolte a ridurre i livelli di radon laddove sia già presente all’interno degli edifici esistenti mentre le azioni di prevenzione sono indirizzate ad impedire quanto più possibile la sua formazione ed accumulo e vengono attuate sia negli edifici esistenti e sia in quelli di nuova costruzione, già in fase di progettazione e realizzazione.

I criteri generali che possono essere individuati per la definizione e l’applicazione delle misure di intervento, si basano sulle seguenti attività:
• eliminazione delle fonti di radon;
• aumento della resistenza dell’edificio all’ingresso del radon (sigillare gli ingressi);
• trattamento dell’aria (sistemi di filtrazione ed elettrostatici);
• allontanamento del radon (sistemi di pressurizzazione, aspirazione e ventilazione).

Questo testo è stato estratto dal volume
Il rischio Radon negli ambienti di vita e di lavoro” – Guida pratica alla misurazione e agli interventi di prevenzione e riduzione alla luce del nuovo D.Lgs. 101/2020,

a cura di Lucio Confessore, ingegnere chimico, esperto in tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e Pietro Ferraro, medico del lavoro e medico autorizzato alla radioprotezione dei lavoratori
EPC Editore
Source: INSIC

DPCM 18 OTTOBRE: nuove misure restrittive, quali novità?

DPCM 18 OTTOBRE: nuove misure restrittive, quali novità?

Con DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 18 ottobre 2020 (qui IL TESTO ufficiale) in Gazzetta del 18 ottobre 2020, il governo apporta modifica al DPCM del 13 ottobre 2020 – QUI LE MISURE in relazione all’evoluzione della emergenza pandemica da COVID-19, introducendo nuove misure urgenti in correzione o ad integrazione di quelle già previste.
Le misure si applicano dalla data del 19 ottobre 2020 e sono efficaci fino al 13 novembre 2020.

Fra le novità che vedremo: strette sulle attività commerciali, chiusura al pubblico dei centri urbani, limitazioni al mondo dello sport. Viene completamente sostituito l’allegato 8 del DPCM 13 ottobre 2020 ovvero le “Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19″.
Per il mondo della PA si richiede lo svolgimento delle riunioni in modalità a distanza ed è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.
Per rendere più efficace il contact tracing tramite l’utilizzo della App Immuni, l’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, ha l’obbligo di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività.

Le misure restrittive del DPCM del 18 ottobre 2020: quali sono i comparti interessati?

Assembramenti: da quando scattano le chiusure

Potrà essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00 di strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private (art. 1, nuovo comma 2-bis)

Sport: quali sono consentiti?

sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra conosciuti di interesse nazionale o regionale dal CONI, dal CIP e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali in presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi (sostituita la lettera e).
Lo svolgimento degli sport di contatto è consentito nei limiti della nuova lettera e): l’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni (let. g)

Sagre e fiere: sono vietate?

Vietate le sagre e le fiere di comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico (aggiunta questa previsione alla lettera n).

Scuole: a chi si applica la flessibilità?

Si indica che le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottino forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00.

Servizi di ristorazione:

Nuova stretta: la lettera ee) dell’art. 1 del DPCM del 13 ottobre 2020 è sostituita e la nuova previsione prevede l’attività di ristorazione consentita dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18,00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze; le attività di cui al primo periodo restano consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi.
Source: INSIC

Edifici sottoposti a tutela aperti al pubblico: la nuova Regola Tecnica Verticale

Edifici sottoposti a tutela aperti al pubblico: la nuova Regola Tecnica Verticale

È stata pubblicata, in data 10 Luglio 2020, la Regola Tecnica Verticale V.10 – Norme Tecniche di prevenzione incendi per gli edifici sottoposti a tutela ai sensi del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre biblioteche e archivi, ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.
La difficoltà di applicazione delle preesistenti normative, ha condotto spesso in passato, a ricorrere all’utilizzo della procedura della deroga.
Attualmente, sono moltissimi gli edifici tutelati, aperti al pubblico nei quali sono gestite strutture museali, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi, che non sono ancora adeguati alle norme antincendio.
Nell’articolo viene data una lettura ragionata sia della RTV che delle soluzioni conformi indicate che rendono applicabile l’insieme delle metodologie previste dal Codice anche per queste strutture.

In questo articolo:

Musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi: qual era la normativa precedente?
Perché la normativa preesistente era di difficile approvazione?
Beni tutelati e prevenzione incendi: quali soluzioni alternative, FSE e soluzioni conformi?
Cosa dice il D.M. 10 luglio 2020?
Applicazione del Codice all’attività 72
Attività, aperte al pubblico, soggette all’applicazione del D.P.R. 151/11: in arrivo nuova RTV
Gestire il rischio di incendio negli edifici sottoposti a tutela, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre biblioteche e archivi
Conclusioni

Musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi: qual era la normativa precedente?

Prima dell’entrata in vigore della regola tecnica verticale V.10, la sicurezza antincendio di musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi veniva assicurata attraverso l’applicazione del decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali di concerto con il Ministro dell’interno 20 maggio 1992, n. 569, e al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1995, n. 418.
Si tratta di provvedimenti che, anche se datati, risultavano, specialmente se rapportati al tempo, piuttosto flessibili rispetto alle altre regole tecniche tradizionali di tipo prescrittivo e vedevano già il ricorso alla gestione come una importante misura che, se correttamente progettata, può aiutare ad affrontare tutta una serie di particolarità, vincoli, limitazioni, che gli edifici storici presentano per loro natura.

Perché la normativa preesistente era di difficile approvazione?

Nel passato si sono verificate una serie di difficoltà di applicazione delle norme sopra citate, che hanno portato alla necessità di ricorrere spesso alla procedura di deroga; di fatto, allo stato attuale, sono moltissimi gli edifici tutelati, aperti al pubblico nei quali sono gestite strutture museali, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi che di fatto non risultano ancora adeguati alle norme antincendio.
In questo contesto si inserisce la regola tecnica verticale V.10, che rende applicabile l’insieme delle metodologie previste dal Codice anche per queste strutture.

Beni tutelati e prevenzione incendi: quali soluzioni alternative, FSE e soluzioni conformi?

Il Codice presenta una metodologia di progettazione innovativa, più flessibile delle tradizionali regole tecniche di tipo prescrittivo; il sistema è stato sviluppato per permettere l’analisi non solo con strumenti estremamente flessibili, come le soluzioni alternative o l’ingegneria antincendio (o FSE, metodologia di valutazione “su misura”, particolarmente adatta agli edifici tutelati), ma anche attraverso un insieme semplificato di “soluzioni conformi” che, anche se prescrittive, permettono non un solo, ma un insieme di possibili approcci, utilizzando in modo alternativo ma integrato sistemi di protezione passiva, attiva, gestionali.
In pratica utilizzando le soluzioni conformi previste dal Codice si hanno a disposizione più opzioni prescrittive, in modo da ridurre le soluzioni in deroga, rendendo più flessibile ed adattabile alle limitazioni esistenti anche una progettazione semplificata.
Questo risulta particolarmente utile nel caso degli edifici storici sottoposti a tutela, che per loro natura devono essere preservati e conservati e che quindi presentano una serie di vincoli tali da rendere difficilmente applicabili le tradizionali regole tecniche.

Cosa dice il D.M. 10 luglio 2020?

Nella breve parte di articolato del provvedimento vengono definiti alcuni importanti punti:
Art. 2 – Campo di applicazione
“Le norme tecniche di cui all’art. 1 si possono applicare agli edifici sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi, di cui all’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151, ivi individuate con il numero 72, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto ovvero a quelle di nuova realizzazione.”

Applicazione del Codice all’attività 72

Viene quindi chiarito, anche con riferimento all’art. 3, che il Codice è direttamente applicabile, attraverso le indicazioni integrative contenute nella V.10, all’attività n. 72, limitatamente agli edifici sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi;
Da un lato, quindi, la V.10 non è applicabile a musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi realizzati in palazzi non tutelati; d’altro canto al punto n. 72 dell’allegato al D.P.R. 151/11 vengono indicate come soggette a progetto e SCIA antincendio anche tutte le altre attività contenute nell’elenco stesso che si realizzano in un edificio sottoposto a tutela aperto al pubblico.

Attività, aperte al pubblico, soggette all’applicazione del D.P.R. 151/11: in arrivo nuova RTV

In altre parole al punto 72, oltre a musei, esposizioni, biblioteche ed archivi, (per i quali tra l’altro non viene più indicata una superficie minima per l’esclusione) sono ricomprese anche tutte le attività, aperte al pubblico, che siano soggette all’applicazione del D.P.R. 151/11.
Per queste ultime è in fase di sviluppo ed approvazione una ulteriore regola tecnica verticale, che, congiuntamente alla V.10, renderà direttamente applicabile il Codice all’insieme delle attività ricomprese al punto 72.
All’art. 2 viene inoltre indicato al comma 2: “Le norme tecniche di cui all’art. 1 si possono applicare alle attività di cui al comma 1 in alternativa alle specifiche norme tecniche di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali di concerto con il Ministro dell’interno 20 maggio 1992, n. 569, e al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1995, n. 418.”

Applicazione volontaria del Codice e Regola tecnica Verticale per beni tutelati

Il Codice e la V.10 sono pertanto oggi applicabili volontariamente; in alternativa è possibile continuare ad utilizzare le tradizionali regole tecniche di tipo prescrittivo, come per tutte le altre attività che ne sono dotate, mantenendo il cosiddetto “doppio binario”.
All’art. 4 viene infine definita l’entrata in vigore della V.10, indicata dopo il trentesimo giorno dalla pubblicazione.

Gestire il rischio di incendio negli edifici sottoposti a tutela, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre biblioteche e archivi

Per gli edifici tutelati si rende necessario cercare di gestire il rischio di incendio, che in moltissimi casi è stato responsabile di gravi danneggiamenti o addirittura della perdita di edifici storici, assieme alla esistenza dei vincoli di tutela, alla estrema eterogeneità delle tipologie edilizie, a esigenze di utilizzo e progettuali a volte in contrasto tra di loro, ma soprattutto alla loro irriproducibilità e unicità.
Si tratta quindi di cercare di conciliare una maggiore flessibilità, proprio per le limitazioni collegate ai vincoli esistenti, con la necessità di salvaguardare, per il loro pregio, gli immobili ed i loro contenuti.
Di seguito, verranno analizzate punto per punto le indicazioni della V.10 che, come per tutte le regole tecniche verticali (RTV) che fanno parte del Codice di prevenzione incendi, forniscono indicazioni solo sui punti che devono essere variati rispetto alle richieste più generali della Regola tecnica orizzontale del Codice (RTO).

V.10.1 – Campo di applicazione della Regola tecnica verticale V.10

Come già accennato è degno di nota il requisito dell’apertura al pubblico, così come quello della tutela che deve essere disposta ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42.

Regola tecnica V.10.2 – Definizioni

Vengono riportate le definizioni di bene tutelato, museo o galleria, esposizioni o mostre, biblioteche ed archivi. Viene anche evidenziato che la tutela, in certi casi, può estendersi, oltre che all’edificio, anche a eventuali arredi di interesse culturale come mobili, tendaggi, rivestimenti…
In tutte le definizioni ricorre la caratteristica di strutture “destinate permanentemente” agli utilizzi sopra riportati, cosa anche ribadita nella nota posta alla fine del paragrafo:
“Nota: dal campo di applicazione della presente RTV sono escluse le attività temporanee collocate in opere da costruzione non permanentemente dedicate alle attività di cui al paragrafo V.10.1, per le quali la presente RTV può comunque costituire un utile riferimento”.

Regola tecnica V.10.3 Classificazioni – Definizioni

Le aree dell’attività sono così classificate:
TA: locali aperti al pubblico dedicati a sale espositive, sala lettura, sala di consultazione e relativi servizi (ad esempio: biglietteria, guardaroba, Bookshop, caffetteria, sala fotocopie, ecc.);
TC: aree non aperte al pubblico, adibite ad uffici e servizi, di superficie > 200 m²;
TM: depositi aventi superficie lorda > 25 m² e carico di incendio specifico qf > 600 MJ/m²;
TK1: locali ove si detengano o trattino sostanze o miscele pericolose o si effettuino lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio o dell’esplosione; locali con carico di incendio specifico qf > 1200 MJ/m² (ad esempio: laboratori restauro, officine, falegnamerie, ecc.);
TK2: deposito beni tutelati;
TO: locali con affollamento > 100 persone (ad esempio: sala conferenze, sala didattica, ecc.);
TT: locali in cui siano presenti quantità significative di apparecchiature elettriche ed elettroniche, locali tecnici rilevanti ai fini della sicurezza antincendio (ad esempio: centri elaborazione dati, sala server, cabine elettriche, ecc.);
TZ: altre aree non ricomprese nelle precedenti, anche accessibili al pubblico con particolari condizioni e limitazioni di accesso (ad esempio: zone ipogee, torri, sottotetti, ecc.).

Regola tecnica V.10.4 – Valutazione del rischio antincendio

Viene ribadito che si applica la metodologia di cui alla sezione G.2 ed i profili di rischio determinati secondo la metodologia descritta nella sezione G.3.
La valutazione del rischio viene quindi svolta secondo le indicazioni più generali della RTO e di solito, per i compartimenti aperti al pubblico, si potrà avere profilo di rischio B2 o B3; solo in caso di particolari collezioni museali ci potrà essere presenza di liquidi infiammabili (ad esempio musei naturalistici con esemplari conservati sotto alcool o simili); compartimenti diversi potranno avere profili di rischio distinti.

Regola tecnica V.10.5 – Strategia Antincendio

Come già accennato si devono applicare le indicazioni più generali della RTO, tranne che per le indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dalla V.10 diverse dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO.
Restano valide le prescrizioni per le aree a rischio specifico (V.1) e quelle indicate da altre RTV, ove pertinenti (esempio – uffici sopra a 300 persone e Museo).

Regola tecnica V.10.5.1 – Reazione al fuoco

Vengono richiesti da un lato materiali appartenenti almeno al gruppo GM2 di reazione al fuoco nelle vie d’esodo verticali, nei percorsi d’esodo (ad esempio corridoi, atri, filtri, …) e negli spazi calmi, rendendo più severe le prescrizioni minime previste dalla RTO; d’altro canto viene ovviamente ammessa la possibilità di non verificare i requisiti di reazione al fuoco dei beni tutelati, compresi i beni costituenti arredo storico tutelato (librerie, cassettonati, tendaggi, poltrone, mobilio).

Regola tecnica V.10.5.2 – Resistenza al fuoco

La resistenza al fuoco delle strutture viene spesso considerata erroneamente garantita negli edifici storici dalla presenza di muratore di forte spessore e di solai voltati; in effetti però quasi sempre si trovano solai e il tetto con struttura portante in legno, che di fatto possono creare forti criticità.
L’adeguamento ad una classe di resistenza al fuoco può quindi risultare complesso o, in certi casi, addirittura impossibile.
La V.10 fornisce delle indicazioni ad hoc, richiedendo una classe minima di resistenza al fuoco pari a 30 per i piani fuori terra e pari a 60 per gli interrati.
Ove però la natura di bene tutelato non renda possibile l’adeguamento o la determinazione della classe di resistenza al fuoco richiesta, per le aree TA, TC e TO viene richiesta la riduzione del carico di incendio (qf,d) al di sotto dei 200 MJ/m2 (escludendo gli elementi strutturali portanti combustibili e i beni tutelati), garantendo però un livello di prestazione III per il sistema di gestione delle sicurezza antincendio.
Ovviamente in questo caso il rischio viene bilanciato da un basso carico di incendio aggiuntivo e da un livello avanzato di gestione della sicurezza antincendio.

Regola tecnica V.10.5.3 – Compartimentazione

La compartimentazione è sicuramente una delle criticità in un edificio tutelato; la diffusione di un incendio che si verifica ad un piano basso viene facilitata da scale aperte e da comunicazioni verticali quali camini, cavedi e simili, sempre numerosi negli edifici storici.
D’altro canto non sempre è possibile intervenire inserendo nuove chiusure o partizioni, anche se un attento studio storico di un edificio tutelato porta di solito a scoprire che nella maggior parte dei casi esistono certamente aree e volumi originali e non modificabili, ma anche zone rimaneggiate nel tempo, dove la locale sovrintendenza può ammettere certe modifiche.
La V.10 fornisce a questo proposito una serie di indicazioni.
Le aree TA (Locali aperti al pubblico) e TO (Locali con affollamento superiore a 100 persone) non possono essere ubicati a quote interrate inferiori a -5 m; per queste aree, così come per l’area TC (Uffici sopra a 200 m2) non sono richiesti requisiti aggiuntivi di compartimentazione rispetto al Capitolo S.3 della RTO.
Le aree di deposito (TM e TK2), le aree TK1 (locali con alto carico di incendio o lavorazioni particolari che possono coinvolgere l’uso di infiammabili – laboratori di restauro, officine, falegnamerie etc.) e le aree TT (cabine elettriche, centri elaborazione dati, sala server etc.) devono invece essere di tipo protetto, con una classe minima di resistenza al fuoco pari a quella definito al punto precedente; per le aree diverse (TZ) si dovrà procedere secondo le risultanze della valutazione del rischio.
Al comma 3 viene indicata la possibilità di avere comunicazioni multipiano fino ad una quota massima di 18 m (invece dei 12 m previsti nel paragrafo S.3.6.2 della RTO); questo in considerazione del fatto che in genere le altezze di interpiano di un edificio tutelato sono maggiori (anche molto maggiori) di quelle presenti in un edificio ordinario.
È poi fatto comune avere la presenza, in un edificio tutelato, di varie comunicazioni, anche non necessariamente pertinenti; al comma 4 vengono ammesse comunicazioni con altre attività civili anche se afferenti a diversi responsabili ed in assenza di necessità funzionali.
Nel caso in cui le comunicazioni avvengano attraverso un sistema di esodo comune vengono richieste semplici compartimentazioni di tipo protetto per profili di rischio A1, A2, B1 e B2 mentre saranno necessarie compartimentazioni a prova di fumo negli altri casi (si pensi, ad esempio, a ambienti museali inseriti in complessi ospedalieri).

Regola tecnica V.10.5.4 – Esodo

L’analisi dei motivi di deroga alle tradizionali regole tecniche di tipo prescrittivo riguardava in molti casi la prescrizione di percorsi di esodo di larghezza minima di 90 cm, nonché la presenza di scale con gradini di pedata ed alzata non regolari o variabili.
Il Codice permette, ad oggi, soluzioni più flessibili in funzione degli ambienti serviti, arrivando in certe condizioni a valori minori (tabella S.4-28 della RTO); vengono quindi confermate le soluzioni conformi già previste, con alcune aggiunte legate ancora una volta alle peculiari caratteristiche e limitazioni degli edifici tutelati, nonché alle esigenze della loro conservazione.
Le soluzioni conformi che favoriscono la soluzione delle difficoltà riscontrate negli adeguamenti sono applicabili con delle condizioni aggiuntive:
Altezze = 1,8 m lungo le vie d’esodo
Tutte le combinazioni di alzata e pedata dei gradini delle scale previste nel capitolo S.4
Variazioni di alzata e pedata dei gradini della medesima rampa
Larghezza minima = 800 mm per ciascun percorso delle vie di esodo orizzontali o verticali [1]
[1] Le larghezze minime per le vie d’esodo orizzontali < 800 mmm della Tabella S.4-28 (capitolo S.4) possono essere applicate ai varchi da ambiti serviti con i criteri previsti.

Le condizioni aggiuntive che permettono l’applicazione della tabella V.10-3 richiedono che:
In tutti i percorsi di esodo (verticali, corridoi, atri, filtri, spazi calmi, vengano posti in opera materiali con elevate caratteristiche di reazione al fuoco (Gruppo GM0 -praticamente incombustibili- o GM1), con l’esclusione di eventuali arredi, rivestimenti etc. tutelati;
in corrispondenza delle criticità venga raddoppiato l’illuminamento di sicurezza minimo;
siano previste specifiche misure gestionali (informazione agli occupanti, segnaletica, opuscoli, planimetrie ma anche con il possibile utilizzo di tecnologie informatiche quali applicazioni per smartphone o tablet, oggi abbastanza diffuse come guida per le visite).
Al comma 2 viene ammessa la presenza, lungo le vie di esodo, anche di porte non facilmente identificabili ed apribili da parte di tutti gli occupanti, a condizione che siano mantenute costantemente aperte durante l’esercizio.
Infine, al comma 3 viene ammessa, per i profili di rischio Rvita B1, B2 e B3 la possibilità di raggiungere il numero massimo di 100 presenze (invece delle 50 prescritte dalla RTO), adottando un sistema di gestione della sicurezza antincendio di livello di prestazione III, e ferme restando le limitazioni della lunghezza del percorso massimo ammissibile per i presenti.

Regola tecnica V.10.5.5 – Gestione della sicurezza antincendio

La parte gestionale assume per questo tipo di attività una importanza fondamentale, e deve diventare di fatto parte integrante della progettazione di sicurezza.
Ad integrazione delle soluzioni conformi previste dalla RTO deve essere attuato quanto riportato nella tabella V.10-4 “Requisiti aggiuntivi per la GSA” (pubblicata su Antincendio settembre 2020 pag. 81).
Sarà sempre necessario nominare il coordinatore dell’unità gestionale GSA (anche nel caso di GSA di livello II) e assicurare le misure di sicurezza necessarie in presenza di eventuali cantieri temporanei e mobili; non va dimenticato che la maggior parte dei grandi incendi che si sono verificati negli ultimi anni negli edifici storici sono in qualche modo collegati alla presenza di cantieri.
Verificare la disalimentazione degli impianti elettrici al di fuori dell’orario di lavoro, la presenza di una segnaletica di sicurezza adeguata, un controllo sui possibili impedimenti alle vie di esodo e soprattutto un sistema di controllo dei lavori a caldo sono provvedimenti che si possono fare praticamente a costo zero ma di grande efficacia.
In caso di cantieri si tende spesso a disattivare temporaneamente gli impianti di sicurezza, ma anche a creare accumuli di materiale, spesso combustibile, derivante dalle demolizioni o viceversa da mettere in opera (nuovi rivestimenti e pannelli combustibili, pavimenti, oli e altri liquidi combustibili per il trattamento etc.); si tratta di aspetti da ben valutare, assieme alla presenza di personale esterno che spesso non comprende la criticità di lavorare in un edificio tutelato.
Sempre nella tabella V.10-4 viene anche introdotto l’obbligo per il responsabile dell’attività di sviluppare il piano di limitazione dei danni, una importante integrazione alla pianificazione di emergenza.
Il piano di limitazione dei danni contiene misure e procedure per la salvaguardia dell’edificio e dei beni tutelati in esso presenti, da mettere in atto in caso di incendio, e deve individuare:
a. i soggetti, adeguatamente formati, incaricati dell’attuazione delle procedure in esso contenute;
b. la distribuzione qualitativa e quantitativa dei beni tutelati presenti;
c. le procedure di allontanamento dei beni dettagliando, ove possibile, anche le priorità di evacuazione e specifici provvedimenti per la rimozione e il trasporto presso i luoghi di ricovero;
d. gli eventuali luoghi di ricovero dei beni rimossi in caso di emergenza, con particolare riferimento alle condizioni di sicurezza e di conservazione degli stessi;
e. le procedure per la protezione in loco dei beni inamovibili o difficilmente spostabili;
Nota: Ad esempio: copertura con materiali di protezione, puntellamenti, riadesioni di parti staccate, barriere contro schegge …
f. le eventuali restrizioni nell’utilizzo di sostanze estinguenti.
Nota: Ad esempio: zone in cui è necessario evitare o limitare l’uso di acqua per minimizzare i danni ai beni tutelati in esso contenuti …

Si tratta di una significativa innovazione, che per la prima volta prende in considerazione l’importanza delle collezioni contenute nei musei, esposizioni, gallerie, biblioteche. Al punto V.10.5.5.1 vengono esplicitati in modo piuttosto chiaro almeno i punti principali; un’importante estensione del piano di limitazione dei danni potrebbe essere quello di collegare le procedure con l’intervento dei soccorsi, ed in particolare dei VV.F.
Poter disporre delle informazioni richieste in caso di intervento risulta davvero importante per il Vigili del fuoco, al fine di poter intervenire in modo più selettivo ed efficace, riducendo il danno secondario che, mai come in questo caso, va evitato per quanto possibile.
Altro aspetto gestionale molto importante richiamato tra gli obblighi per il responsabile dell’attività è quello di mantenere i sottotetti (aree TZ) liberi da materiale di ogni genere.
Il sottotetto costituisce una zona particolarmente critica per gli edifici storici, sia per la tendenza ad accumularvi i materiali più vari, sia per la presenza, in genere, delle strutture portanti della copertura in legno.
Un incendio che si sviluppa ai piani bassi di un edificio storico, riesce in genere a trovare vie di comunicazione (camini, cavedi) verso il sottotetto; una volta raggiunta quell’area è davvero complesso per i soccorritori intervenire (si dovrebbe tagliare parte della copertura) e si rischia di perdere completamente l’edificio.
Viene anche data la possibilità di poter gestire i complessi requisiti di accesso previsti dalla RTO per il centro di gestione delle emergenze (necessario tranne che nelle piccole strutture – S.5.7.6) prevedendo una ridondanza in compartimenti diversi qualora non sia realizzabile l’accesso dall’esterno.
Infine, in caso di attività con sistemi di esodo comuni rispetto ad altre attività, viene richiesto obbligatoriamente la GSA di livello III (cap. S.5).

Regola tecnica V.10.5.6 – Controllo dell’incendio

Un ulteriore tipico motivo per la richiesta di deroga alle tradizionali regole tecniche prescrittive riguarda l’obbligo della realizzazione di una rete idranti, considerata a torto o a ragione possibile fonte di danno in caso di guasto o di utilizzo, accidentale, inopportuno o incauto.
In questo caso si fa riferimento ai livelli di prestazione individuati dalla sezione S.6 della RTO, con la possibilità di non tenere conto del contributo degli elementi strutturali portanti combustili e dei beni tutelati presenti nella determinazione del carico di incendio specifico qf.
Questo può comportare, in certe condizioni, la accettabilità del livello II di prestazione, che prevede la presenza di soli estintori.
In ogni caso viene ribadita la necessità di scegliere gli agenti estinguenti in considerazione della compatibilità degli stessi son i beni tutelati presenti; un estintore a polvere, per esempio, non è certo adatto ad una sala in cui siano presenti pareti affrescate; un utilizzo inopportuno, un guasto, ma anche un uso scorretto in caso di incendio che potrebbe portare il getto dell’estintore a colpire le pareti produrrebbe un effetto sabbiatura delle superfici, con danni anche irreparabili per gli affreschi presenti.
Per le attività di dimensione maggiore, con superficie lorda > 400 m2 (va ricordato che non esiste un limite inferiore di superficie che esenti dall’applicazione del punto n. 72 dell’allegato al D.P.R. 151/11), viene richiesta la realizzazione di un sistema di inibizione, controllo o estinzione dell’incendio (ad esempio Sprinkler, Water Mist etc.) nelle seguenti aree:
a) TK1 (locali ove si detengano o trattino sostanze o miscele pericolose o si effettuino lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio o dell’esplosione; locali con carico di incendio specifico qf > 1200 MJ/m2);
b) TK2, limitatamente ai depositi di beni tutelati combustibili;
c) TZ, limitatamente ai sottotetti con struttura portante combustibile che non costituiscono compartimento autonomo.

Anche in questo caso, oltre a richiedere una maggiore garanzia sugli ambiti con sostanze pericolose o alto carico di incendio e su quelli con presenza di beni tutelati combustibili, viene data l’indicazione di proteggere comunque il locale del sottotetto, nel caso in cui non ne sia possibile la compartimentazione; in caso di assenza di una struttura resistente al fuoco l’incendio avrebbe la possibilità di raggiungere il volume al di sotto della copertura, attraverso le più varie comunicazioni dai piani bassi, mettendo in crisi la sopravvivenza della struttura.

Regola tecnica V.10.5.7 – Rivelazione ed allarme

Viene richiesto che l’attività sia dotata in ogni caso di misure di rivelazione ed allarme (capitolo S.7) di livello di prestazione IV; le funzioni secondarie previste nella sezione S.7 della RTO dovranno essere realizzate se pertinenti e secondo le risultanze della valutazione del rischio; questo vale anche per attività con superficie lorda inferiore ai 400 m2.

Regola tecnica V.10.5.8 – Controllo di fumi e calore

Per il dimensionamento delle aperture di smaltimento (capitolo S.8) il valore del carico di incendio specifico qf può non tenere conto del contributo degli elementi strutturali portanti combustibili e dei beni tutelati presenti.

Regola tecnica V.10.5.9 – Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio

Oltre a quanto richiesto dal capitolo S.10 (impianti progettati, installati, verificati, eserciti e manutenuti a regola d’arte) viene prescritto al primo e unico comma della sezione che I gas refrigeranti negli impianti di climatizzazione e condizionamento inseriti in aree TA (Locali aperti al pubblico) e TO (Locali con affollamento superiore a 100 persone) siano classificati A1 o A2L secondo ISO 817.

Conclusioni

La regola tecnica verticale V10 costituisce una moderna e flessibile alternativa alle tradizionali regole tecniche di tipo prescrittivo (decreto 20 maggio 1992, n. 569, e D.P.R. 30 giugno 1995, n. 418).
Il progettista viene guidato attraverso una serie di soluzioni conformi che vanno ad integrare o sostituire, come tipico delle regole tecniche verticali, quanto prescritto dal Codice di prevenzione incendi; queste soluzioni sono state studiate considerando le più comuni (e numerose) richieste di deroga alle regole tecniche tradizionali, in modo da poterne ridurre il numero, migliorando la linearità del processo di messa a norma di queste complesse attività.
L’utilizzo del Codice di prevenzione incendi apre al progettista una maggiore flessibilità, attraverso la possibilità di utilizzare un insieme di soluzioni conformi, prescrittive, facili da utilizzare. In ogni caso, prima di ricorrere a soluzioni in deroga il Codice offre sempre la possibilità di ricorrere alla soluzione alternativa.
Allo stesso tempo sono state inserite una serie di importanti novità quali quella di porre maggiore attenzione al rischio legato agli incendi nel sottotetto, alla scelta delle sostanze estinguenti, e alla progettazione di una gestione della sicurezza antincendio che affronta anche il problema dei contenuti tutelati con il nuovo piano di limitazione dei danni.
Source: INSIC

Aggiornamento fascicoli di registrazione dei chemicals: nuovi termini temporali

Aggiornamento fascicoli di registrazione dei chemicals: nuovi termini temporali

La Commissione con Regolamento n.2020/1435 (in vigore l’11/12/2020) ridefinisce i termini temporali che si applicano all’aggiornamento dei fascicoli di registrazione delle sostanze chimiche ai sensi del REACH (Reg. n.1907/2006) in seguito a una modifica dei suoi allegati.
L’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento (REACH) n. 1907/2006 impone infatti ai dichiaranti (dichiaranti individuali o il dichiarante capofila e altri membri di una trasmissione comune) la responsabilità di aggiornare le loro registrazioni senza ritardo con nuove informazioni pertinenti e di trasmetterle all’Agenzia europea per le sostanze chimiche.
Ora questi termini temporali vengono aggiornati ed il loro rispetto è importante per garantire che i fascicoli di registrazione rispecchino in ogni momento la situazione effettiva, in modo che l’Agenzia e gli Stati membri possano poi valutare i fascicoli e le sostanze in modo efficiente e che le indicazioni sull’uso sicuro si basino su dati aggiornati e affidabili.


Termini di aggiornamento fascicoli REACH: i termini del Regolamento n.2020/1435

I nuovi termini previsti dalla Commissione e richiamati nei considerando sono:
un termine di tre mesi per gli aggiornamenti di natura più amministrativa e per gli aggiornamenti che comportano la generazione di dati per soddisfare le prescrizioni di cui agli allegati VII o VIII del regolamento (CE) n. 1907/2006 dopo il ricevimento del rapporto di studio.
Termini di sei, nove o dodici mesi per aggiornamenti più complessi, come quelli che richiedono la generazione di dati sulla base di una proposta di sperimentazione o di modifiche della relazione sulla sicurezza chimica o degli orientamenti per un uso sicuro.

• Qualora un membro di una trasmissione comune non possa effettuare uno specifico aggiornamento finché il dichiarante capofila non abbia aggiornato per la prima volta la registrazione, il membro in questione dovrebbe disporre di nove mesi per l’aggiornamento di una relazione sulla sicurezza chimica e di tre mesi per qualsiasi altro aggiornamento, a decorrere dalla data in cui l’Agenzia conferma la completezza della dichiarazione aggiornata dal dichiarante capofila.

Termini di aggiornamento fascicoli REACH: cosa sono e a cosa si applicano?

Tali termini vanno intesi come “limiti massimi” spiega la Commissione e dovrebbero applicarsi soltanto all’obbligo di cui all’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1907/2006: i dichiaranti dovrebbero fornire aggiornamenti il più rapidamente possibile e comunque entro il termine specificato: il superamento del termine porterebbe automaticamente a concludere che nell’aggiornamento della registrazione si è verificato un indebito ritardo: è dunque opportuno non stabilire un termine per l’aggiornamento determinato dalla variazione verso una fascia di tonnellaggio inferiore, dato che tale modifica può avere carattere temporaneo e non avrebbe conseguenze negative per la protezione della salute umana e dell’ambiente.

I termini, e non ad altri obblighi di aggiornamento, conclude la Commissione

Regolamento REACH: quali informazioni devono essere dichiarate?

In base all’art. 22 paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1907/2006 “Altri obblighi del dichiarante”, dopo la registrazione, il dichiarante è tenuto ad aggiornare senza indebito ritardo la sua registrazione con le nuove informazioni pertinenti e a presentarla all’Agenzia, di propria iniziativa,
nei seguenti casi:
a) eventuali modifiche del proprio stato giuridico (fabbricante, importatore o produttore di articoli) o identità (nome o indirizzo);
b) eventuali modifiche della composizione della sostanza, come indicato nell’allegato VI, punto 2;
c) variazioni significative dei quantitativi annuali o totali da lui fabbricati o importati o dei quantitativi di sostanze presenti negli articoli da lui prodotti o importati se ciò comporta una modifica della fascia di tonnellaggio, inclusa la cessazione della fabbricazione o dell’importazione;
d) nuovi usi identificati e nuovi usi sconsigliati di cui all’allegato VI, punto 3.7, per i quali la sostanza è fabbricata o importata;
e) nuove informazioni sui rischi che la sostanza presenta per la salute umana e/o per l’ambiente di cui sia ragionevole ritenere che egli sia venuto a conoscenza e che comportano modifiche della scheda di dati di sicurezza o della relazione sulla sicurezza chimica;
f) eventuali modifiche della classificazione e dell’etichettatura della sostanza;
g) eventuali aggiornamenti o modifiche della relazione sulla sicurezza chimica o dell’allegato VI, punto 5;
h) il dichiarante individua la necessità di effettuare un test di cui all’allegato IX o all’allegato X, nel qual caso viene elaborata una proposta di sperimentazione;
i) modifiche per quanto riguarda l’accesso consentito alle informazioni nella registrazione.

L’Agenzia comunica tali informazioni all’autorità competente dello Stato membro interessato.
Source: INSIC

Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica 2020: tre momenti di incontro online

Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica 2020: tre momenti di incontro online

Torna la Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica il prossimo 18 ottobre, l’iniziativa promossa da numerosi partner fra i quali la Fondazione Inarcassa, Consiglio Nazionale degli Ingegneri e Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, intende favorire una cultura della prevenzione sismica e un concreto miglioramento delle condizioni di sicurezza del patrimonio immobiliare del nostro Paese.

Quest’anno è stata scelta la formula online che vedrà coinvolti i massimi rappresentanti di tutti gli organi istituzionali competenti in materia di adeguamento sismico del patrimonio immobiliare italiano (nella giornata del 18 ottobre)e due webinar:
- il 19 ottobre, sulle regole e i controlli previsti dalla nuova normativa del SuperBonus 110%;
- il 22 ottobre, sull’applicazione dello strumento e sull’approfondimento di alcune tipologie di intervento.
Le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito della Giornata Nazionale della prevenzione sismica (www.giornataprevenzionesismica.it) e sul sito del Consiglio Nazionale Ingegneri (www.cni.it).

Nelle scorse edizioni la Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica ha organizzato 500 punti informativi nelle piazze delle principali città italiane coinvolgendo circa 10.000 gli ingegneri ed architetti consentendo di svolgere oltre 8.000 visite tecniche informative per oltre 135.000 unità abitative ed oltre 500.000 cittadini informati attraverso il materiale divulgativo distribuito.
La Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica ha ricevuto anche la Medaglia di Rappresentanza dal Presidente della Repubblica italiana.
Source: INSIC