Professionisti edilizia ed energia: i progetti formativi europei

Professionisti edilizia ed energia: i progetti formativi europei

Sulle pagine del Cordis trova spazio un interessante focus (Cordis Result Pack) su progetti di formazione europeo per i professionisti del settore edile ed energetico. Si parte dal BUILD UP Skills che intende assicurare un bagaglio di competenze e conoscenze indispensabili per assicurare che i futuri progetti di costruzione e restauro soddisfino rigorosi criteri di efficienza energetica per poi approfondire su altre progettualità formative per chi opera a livello europeo nel vasto campo dell’energia.

Il progetto BUILD UP Skills
L’iniziativa risale in realtà al 2011, spiega l’UE, quando l’obiettivo era accrescere il numero di professionisti qualificati all’interno del settore mediante l’introduzione di piattaforme di certificazione e piani d’azione a livello nazionale, offrendo formazione nelle aree dell’efficienza energetica e dell’energia rinnovabile
Poi l’ambito si è esteso ad altri professionisti delle costruzioni con Orizzonte 2020, attraverso progetti incentrati sullo sviluppo di programmi di certificazione e formazione internazionali nell’intento di coinvolgere l’intera catena del valore del settore edilizio (progettisti, architetti, ingegneri, responsabili edili, tecnici, installatori, lavoratori, e apprendisti).
Anche costoro, secondo l’evoluzione del progetto, avrebbero dovuto acquisire consapevolezza in merito alle future sfide legate agli edifici a energia quasi zero ed in particolare, sui nuovi materiali e prodotti, l’integrazione di fonti di energie rinnovabili, nuovi sistemi o processi (come la normalizzazione e la certificazione volontaria comune degli immobili) e l’impiego di strumenti di Building Information Modelling (BIM).

Gli altri progetti formativi europei
Nel CORDIS RESUL PACK vengono poi citati ulteriori progetti che vanno nella direzione lanciata da BUILD UP Skills. In particolare, il progetto BUStoB lanciato nei Paesi Bassi per fornire ai lavoratori dell’edilizia la formazione di in materia di efficienza energetica.
Il progetto Train-to-NZEB ha istituito risorse per l’efficienza energetica di altissimo livello, oltre a innovativi programmi di formazione in cinque paesi dell’Europa centrale e orientale.
Fit-to-nZEB, che ha esteso la rete di centri di formazione a Croazia, Grecia e Italia, dove l’attenzione si concentra sulla ristrutturazione di edifici ad alta efficienza energetica. Il progetto ingREeS, avviato in Austria, Repubblica ceca e Slovacchia, ha perseguito il fine di soddisfare le esigenze di formazione dei professionisti di grado intermedio e direttivo del settore edilizio.
E ancora, i progetti PROF/TRAC e MEnS, che sono stati lanciati congiuntamente per erogare programmi di formazione dei formatori accreditati, accanto a materiali di formazione e a una piattaforma centralizzata per consentire lo sviluppo di competenze di cui i professionisti hanno bisogno per la realizzazione e la gestione di edifici più efficienti dal punto di vista energetico.
E infine, si citano BIMplement, BIMcert, BIMEET e Net-UBIEP, formano i professionisti del settore dell’edilizia su come utilizzare e attuare la modellizzazione delle informazioni di costruzione (BIM) oltre al progetto CEN-CE ha sviluppato un programma di qualificazione e formazione per i professionisti del riscaldamento e del condizionamento dell’aria per garantire che rispettino il nuovo standard CEN sulla prestazione energetica degli edifici pubblicato nel 2017.
Source: INSIC

Sostanze pericolose: ECHA aggiorna l'elenco europeo delle SHVC

Sostanze pericolose: ECHA aggiorna l'elenco europeo delle SHVC

Sono 4 le nuove sostanze che l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) ha inserito nel novero delle Substances of very high concern (SVHCs) (sostanze pericolose per i propri effetti su salute e ambiente).
Vediamo quali sono e le loro caratteristiche pericolose, mettendo anche in luce cosa succede ad una sostanza quando entra in questo novero di sostanze per le quali il mondo industriale dovrà richiedere specifica autorizzazione.

Il 16 gennaio l’ECHA ha aggiunto quattro nuove sostanze all’elenco di quelle candidate per l’autorizzazione: si tratta dell’elenco delle Substances of very high concern (SVHCs), sostanze che possono avere effetti gravi sulla salute umana o sull’ambiente, e che conta ora 205 voci.
Tre delle nuove quattro (Diisohexyl phthalate, 2-benzyl-2-dimethylamino-4′-morpholinobutyrophenone e 2-methyl-1-(4-methylthiophenyl)-2-morpholinopropan-1-one) sono state inserite per via del loro carattere di tossicità per la riproduzione.
La prima non era registrata al REACH, le altre sono utilizzate soprattutto nella produzione di polimeri.
La quarta sostanza (l’acido perfluorobutano solfonico (PFBS) e i suoi sali) è stata inserita vista la sua combinazione con altre proprietà problematiche e per i probabili e gravi effetti sulla salute umana e sull’ambiente, dando origine a un livello di preoccupazione equivalente a quello delle sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche (CMR), persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBT) e molto persistenti e molto bioaccumulabili (vPvB).
L’acido ed i suoi Sali sono per lo più usati come catalizzatori, additivi e reagenti nella produzione di polimeri e in sintesi chimiche, o come ritardanti di fiamma nei policarbonati (per dispositivi elettronici).

Cosa vuole dire entrare nell’elenco delle Substances of very high concern (SVHCs)

Le sostanze presenti nell’elenco delle sostanze candidate all’autorizzazione sono anche note come sostanze “estremamente problematiche”: una volta inserite nell’elenco delle autorizzazioni, il mondo industriale dovrà richiedere l’autorizzazione per continuare a utilizzare la sostanza.
Anche le società devono tenere conto dell’inserimento di una sostanza nell’elenco delle SVHC in merito al suo utilizzo da sola, in miscele o articoli: i fornitori di articoli contenenti una delle sostanze pericolose al di sopra di una concentrazione dello 0,1% hanno obblighi di comunicazione verso i clienti e verso i consumatori. Inoltre, gli importatori e i produttori di articoli contenenti la sostanza hanno sei mesi dalla data della sua inclusione nell’elenco dei candidati (16 gennaio 2020) per notificarlo all’ECHA.

APPROFONDIRE:
Rischio chimico: il corso di formazione INFORMA

La Valutazione del Rischio Chimico
Metodologie e strumenti operativi
Roma, 14 – 15 maggio 2020Valido come Corso di Aggiornamento per RSPP, ASPP e Coordinatori per la progettazione e l’esecuzione dei lavori (D. Lgs. 81/08 e s.m.i.)
ESEMPI APPLICATIVI CON UTILIZZO di software professionale in materia di rischio chimico
16 Crediti Formativi (CFP) CNPI
16 Crediti Formativi (CFP) CNI
Source: INSIC

Rimozione amianto da ospedali e scuole: arrivano 385 milioni dal Ministero Ambiente

Rimozione amianto da ospedali e scuole: arrivano 385 milioni dal Ministero Ambiente

Rimbalza sul sito del Ministero dell’Ambiente la notizia dello stanziamento di 385 milioni di euro per la bonifica dall’amianto negli edifici pubblici, in particolare per la rimozione e lo smaltimento nelle scuole e negli ospedali.
In attuazione il “Piano di bonifica da amianto”, previsto nel Secondo Addendum al Piano operativo “Ambiente” approvato dal Cipe nel 2016 e adottato adesso con un provvedimento dalla Direzione generale competente del ministero dell’Ambiente.

Soggetti beneficiari

Spiega il Ministero, che il Piano individua i soggetti beneficiari delle risorse (Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano) e le modalità di trasferimento. I soggetti beneficiari individuano, a loro volta, gli interventi da finanziare e ne curano la gestione, il controllo e il monitoraggio sulla realizzazione.
Il ministero si impegna a garantire che le Regioni e le Province autonome ricevano tutte le informazioni pertinenti per l’attuazione degli interventi, in particolare le istruzioni sulle modalità per la corretta gestione, verifica e rendicontazione delle spese, attraverso anche la condivisione di quanto previsto dal Sistema di gestione e controllo del Piano operativo “Ambiente”.

Tempistica interventi

Tutti gli interventi dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre 2025. I 385 milioni di euro sono stati ripartiti secondo i coefficienti di assegnazione regionale utilizzati per le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Alla Regione Sicilia sono stati assegnati i finanziamenti più corposi: 107 milioni di euro. In seconda posizione la Puglia, con 74 milioni di euro, e la Calabria, con 43 milioni di euro.
“Con questi fondi per la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici - afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – daremo priorità al risanamento delle scuole e degli ospedali italiani. Confido nella collaborazione con le Regioni e le Province autonome per dare avvio subito ai progetti più urgenti. E’ fondamentale accelerare la messa in sicurezza del Paese perché i soldi ci sono e vanno spesi. I cittadini hanno atteso abbastanza”.
Source: INSIC

A Varsavia la 20° Conferenza IWMC sulla tecnologia watermist

A Varsavia la 20° Conferenza IWMC sulla tecnologia watermist

Al via lacall for paper per la prossima Conferenza internazionale sull’acqua nebulizzata (IWMC) che si svolgerà a Varsavia, in Polonia, il 7 e 8 ottobre 2020 presso il Regent Warsaw Hotel.
Anche gli sponsor della Conferenza possono (fin da ora) prenotare il proprio spazio nella manifestazione che si terrà a margine degli eventi principali.Il termine ultimo per la consegna degli abstract è il 15 maggio. Gli oratori saranno informati entro il 22 giugno sull’accettazione del proprio lavoro. Le versioni finali delle presentazioni saranno previste per il 9 settembre.
Tutti i moduli, spiega Bettina Mc Dowell direttore generale di IWMA potranno essere scaricati dalle pagine web di IWMA.

Per partecipare alla Conferenza occorrerà registrarsi, a partire dal 15 maggio 2020 sulla pagina web della Conferenza: il programma sarà pubblicato il 1 ° luglio 2020: il primo giorno della conferenza sarà dedicato alle applicazioni e potrà essere prenotato separatamente. Il secondo giorno si concentrerà principalmente sul lato scientifico della tecnologia.
Previsto anche quest’anno il premio IWMA Young Talent Award dedicato ai tesisti che abbiano presentato studi di ricerca relativi alla tecnologia watermist : fino al 30 aprile 2020 i giovani ricercatori potranno presentare una sintesi dei propri lavori al Consiglio scientifico IWMA e concorrere al premio.
Source: INSIC

Green new Deal europeo: al via il Piano di investimenti per 1.000 miliardi

Green new Deal europeo: al via il Piano di investimenti per 1.000 miliardi

La Commissione europea per bocca della presidente Ursula von der Leyen ha approvato ieri il piano di investimenti del Green Deal europeo, un “piano di investimenti per un’Europa sostenibile” che mobiliterà investimenti pubblici e fondi privati per almeno 1 000 miliardi di € di investimenti. Obiettivo: rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050.
Di seguito le Dichiarazioni della Presidente e di Valdis Dombrovskis e Frans Timmermans relative a questo impegno, i dettagli di una sfida che si annuncia differenziata tra Stato e Stato. E ancora come si articolerà il piano di investimenti del Green Deal europeo e le sue tre dimensioni.
Infine, un approfondimento su come funzionerà il meccanismo per una transizione giusta verso il Green New deal e le sue tre principali fonti principali di finanziamento.

L’Unione europea si è impegnata a diventare il primo blocco di Paesi al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, obiettivo che richiede notevoli investimenti sia pubblici (a livello dell’UE e degli Stati membri) che privati. Il piano di investimenti del Green Deal europeo presentato oggi – il cosiddetto “piano di investimenti per un’Europa sostenibile” – farà leva sugli strumenti finanziari dell’UE, in particolare InvestEU, per mobilitare investimenti pubblici e fondi privati che si dovrebbero tradurre in almeno 1 000 miliardi di € di investimenti.
Sebbene tutti gli Stati membri, le regioni e i settori debbano contribuire alla transizione, la portata della sfida non è la stessa per tutti: alcune regioni saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione socioeconomica. Il meccanismo per una transizione giusta fornirà loro sostegno pratico e finanziario su misura al fine di aiutare i lavoratori e generare gli investimenti locali necessari.

Le Dichiarazioni

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: “Al centro del Green Deal europeo, che racchiude la nostra visione per un’Europa climaticamente neutra entro il 2050, ci sono le persone. La trasformazione che ci si prospetta è senza precedenti e avrà successo solo se è giusta e va a beneficio di tutti. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinché nessuno sia lasciato indietro. Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento. Il piano presentato oggi, finalizzato a mobilitare almeno 1 000 miliardi di €, indicherà la rotta da seguire e provocherà un’ondata di investimenti verdi.”
Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, ha affermato: “L’indispensabile transizione verso la neutralità climatica migliorerà il benessere delle persone e aumenterà la competitività europea, ma sarà più impegnativa per i cittadini, i settori e le regioni che dipendono in maggior misura dai combustibili fossili. Il meccanismo per una transizione giusta aiuterà chi ne ha più bisogno, rendendo più attraenti gli investimenti e proponendo un pacchetto di sostegno pratico e finanziario del valore di almeno 100 miliardi di €. È così che ci impegniamo a perseguire la solidarietà e l’equità.”
Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un’economia al servizio delle persone, ha aggiunto: “Affinché l’Europa possa diventare un’economia climaticamente neutra servono impegno politico e investimenti ingenti. Il Green Deal testimonia la nostra determinazione nell’affrontare i cambiamenti climatici, a cui ora diamo seguito con un piano di finanziamento. Intendiamo innanzitutto fare leva sul bilancio dell’UE per mobilitare fondi privati a favore dei progetti verdi in tutta Europa e sostenere le regioni e le popolazioni maggiormente colpite dalla transizione. In secondo luogo introdurremo i giusti incentivi normativi per consentire la diffusione degli investimenti verdi. Da ultimo, ma non per importanza, aiuteremo le autorità pubbliche e gli attori del mercato a individuare e sviluppare questi progetti. L’Unione europea non è stata costruita in un giorno e lo stesso vale per un’Europa verde. Mettere la sostenibilità al centro dei nostri investimenti impone un cambio di mentalità: quello di oggi è un passo importante in tal senso.”

Il piano di investimenti del Green Deal europeo

Il piano di investimenti del Green Deal europeo mobiliterà i fondi dell’UE e creerà un contesto in grado di agevolare e stimolare gli investimenti pubblici e privati necessari ai fini della transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva e inclusiva. Il piano, che integra altre iniziative annunciate nel quadro del Green Deal, si articola in tre dimensioni:
-finanziamento: mobilitare almeno 1 000 miliardi di € di investimenti sostenibili nei prossimi dieci anni. Il bilancio dell’UE destinerà all’azione per il clima e l’ambiente una quota di spesa pubblica senza precedenti, attirando i fondi privati, e in questo contesto la Banca europea per gli investimenti svolgerà un ruolo di primo piano;
-quadro favorevole agli investimenti: prevedere incentivi per sbloccare e riorientare gli investimenti pubblici e privati. L’UE fornirà strumenti utili agli investitori, facendo della finanza sostenibile un pilastro del sistema finanziario. Agevolerà inoltre gli investimenti sostenibili da parte delle autorità pubbliche incoraggiando pratiche di bilancio e appalti verdi e mettendo a punto soluzioni volte a semplificare le procedure di approvazione degli aiuti di Stato nelle regioni interessate dalla transizione giusta;
-sostegno pratico: la Commissione fornirà sostegno alle autorità pubbliche e ai promotori in fase di pianificazione, elaborazione e attuazione dei progetti sostenibili.

Il meccanismo per una transizione giusta

Il meccanismo per una transizione giusta è uno strumento chiave per garantire che la transizione verso un’economia climaticamente neutra avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno. Fermo restando che il piano di investimenti del Green Deal europeo si prefigge di soddisfare le esigenze di finanziamento di tutte le regioni, il meccanismo fornirà un sostegno mirato a quelle più colpite nell’intento di mobilitare almeno 100 miliardi di € nel periodo 2021-2027, attenuando così l’impatto socioeconomico della transizione. Contribuirà a generare gli investimenti di cui necessitano i lavoratori e le comunità che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili. Il meccanismo si aggiunge al sostanzioso contributo fornito dal bilancio dell’Unione tramite tutti gli strumenti direttamente pertinenti alla transizione.
Il meccanismo per una transizione giusta consterà di tre fonti principali di finanziamento:
1) il Fondo per una transizione giusta, per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di € di nuovi fondi UE, che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine. Per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione. Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo con contributi dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell’ordine di 30-50 miliardi di €, che mobiliteranno a loro volta ulteriori investimenti. Il Fondo per una transizione giusta concederà principalmente sovvenzioni alle regioni: sosterrà i lavoratori, aiutandoli ad esempio ad acquisire abilità e competenze spendibili sul mercato del lavoro del futuro, e appoggerà le PMI, le start-up e gli incubatori impegnati a creare nuove opportunità economiche in queste regioni. Sosterrà anche gli investimenti a favore della transizione all’energia pulita, tra cui quelli nell’efficienza energetica;
2) un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di € di investimenti. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell’energia sostenibile e dei trasporti, e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita;
3) uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di €. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia. La Commissione presenterà la relativa proposta legislativa a marzo 2020.
Il meccanismo per una transizione giusta, tuttavia, non è circoscritto ai finanziamenti. Tramite la piattaforma per una transizione giusta la Commissione offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori e garantirà il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, dei partner sociali e delle organizzazioni non governative. Il meccanismo per una transizione giusta potrà contare su un solido quadro di governance basato su piani territoriali specifici.

Contesto
L’11 dicembre 2019, mossa dall’ambizione di rendere l’UE il primo blocco di Paesi al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, la Commissione ha presentato il Green Deal europeo. La transizione verso un’economia sostenibile comporta sforzi notevoli sul fronte degli investimenti in tutti i settori: per raggiungere gli attuali obiettivi 2030 in materia di clima ed energia saranno necessari investimenti aggiuntivi pari a 260 miliardi di € l’anno fino al 2030.
Il successo del piano di investimenti del Green Deal europeo dipenderà dall’impegno di tutti gli attori coinvolti. È essenziale che gli Stati membri e il Parlamento europeo mantengano l’alto livello di ambizione della proposta della Commissione durante i negoziati sul prossimo quadro finanziario. Altrettanto importante sarà la rapida adozione della proposta di regolamento sul Fondo per una transizione giusta.
La Commissione seguirà da vicino e valuterà i progressi compiuti in questo percorso. In quest’ottica organizzerà un summit annuale sugli investimenti sostenibili rivolto a tutti i portatori di interessi pertinenti e continuerà ad adoperarsi per promuovere e finanziare la transizione. La Commissione invita gli investitori a trarre il massimo vantaggio dal contesto normativo favorevole e dalla crescente domanda di investimenti sostenibili. Esorta inoltre le autorità ad assumere un ruolo attivo nell’individuare e sostenere questi investimenti.
Source: INSIC

Modifiche al Codice Antincendio: per quali attività vale ancora il doppio binario?

Modifiche al Codice Antincendio: per quali attività vale ancora il doppio binario?

Il 20 ottobre è entrato in vigore il D.M. 12/04/2019. Il decreto prevede l’obbligatorietà di applicazione del Codice di prevenzione incendi, emanato con D.M. 3/08/2015, nella progettazione, realizzazione ed esercizio di attività non normate.
Con questa rilevante modifica nella normativa di prevenzione incendi è stato eliminato il cosiddetto “doppio binario” e cioè la possibilità di applicare, nella progettazione antincendio di talune attività, il Codice o in alternativa a questo i tradizionali criteri generali di prevenzione incendi. Il “doppio binario” permane ancora per alcune attività di tipo “civile”: attività di ufficio (D.M. 8/06/2016), attività ricettive turistico – alberghiere (D.M. 9/08/2016), autorimesse (D.M. 21/02/2017), attività scolastiche (D.M. 7/08/2017) ed attività commerciali (D.M. 23/11/2018).

Arriva il D.M. 12/04/2019: cosa cambia per il Codice

Il decreto entrato in vigore il 20 ottobre 2019, cioè 180 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, pone fine dunque al periodo transitorio di applicazione volontaria del Codice di prevenzione incendi per quelle attività che non erano dotate di specifica regola tecnica di prevenzione incendi. Rimane, invece, ancora il “doppio binario” per cinque attività civili, sopra richiamate e comprese nel campo di applicazione del Codice, per le quali è anche disponibile una preesistente e specifica regola tecnica verticale.
Il decreto ha inoltre ampliato il campo di applicazione rispetto a quanto previsto dal precedente D.M. 3/08/2015. Infatti, le attività per le quali è obbligatoria l’applicazione del Codice sono ora 44 e per tali attività (ex non normate), il Codice è dunque l’unico riferimento progettuale.

Doppio binario: le attività escluse

L’obbligo riguarderà, in particolare, le attività di nuova realizzazione. Per le modifiche, anche parziali, delle attività esistenti, l’obbligo sussiste qualora le misure di sicurezza antincendio presenti nella parte di attività non interessata dall’intervento siano compatibili con gli interventi da realizzare.
Risultano escluse dall’applicazione obbligatoria le seguenti attività:
a) 66, ad esclusione delle strutture turistico?ricettive all’aria aperta e dei rifugi alpini;
b) 67, ad esclusione degli asili nido;
c) 69, limitatamente alle attività commerciali ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni;
d) 71;
e) 75, con esclusione dei depositi di mezzi rotabili e dei locali adibiti al ricovero di natanti ed aeromobili.
Per queste attività l’utilizzo del Codice resterà dunque un’opzione volontaria, in alternativa alle regole tecniche prescrittive preesistenti. Si sottolinea, infine, che il Codice può essere anche preso a riferimento per la progettazione di attività non soggette, e cioè sia per quelle al di sotto delle soglie previste in elenco allegato I al D.P.R. 151/2011, sia per tipologie non ricadenti in tale elenco.

Per approfondire

Codice di prevenzione incendi: eliminazione del “doppio binario” per la progettazione antincendio delle opere destinate ad attività non normate
Ing. Andrea Gattuso, Funzionario Vice Dirigente presso il Comando Vigili del fuoco di Reggio Calabria
Antincendio n.12/2019

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Source: INSIC

Impianti aeraulici: analisi, bonifica e certificazione di idoneità igienico-sanitaria

Impianti aeraulici: analisi, bonifica e certificazione di idoneità igienico-sanitaria

Nei Paesi sviluppati, la popolazione trascorre mediamente oltre il 75% del proprio tempo in ambienti confinati, in cui, come dimostrano gli studi, si evidenzia una concentrazione di inquinanti da 1 a 5 volte superiore rispetto agli spazi outdoor, con livelli di esposizione da 10 a 50 volte più elevati. La presenza di impianti di climatizzazione, termoventilazione e ventilazione, correttamente manutenuti, nei luoghi di lavoro permette di assicurare un miglioramento delle condizioni di comfort e salubrità, grazie al ricircolo dell’aria e al mantenimento di specifici parametri termici e igrometrici. Al fine di garantire un funzionamento ottimale e tutelare la salute dei lavoratori, secondo quanto previsto ai commi 1.9.1.4 e 1.9.1.5 – Allegato IV° del D.Lgs. 81/2008, è fondamentale effettuare interventi di manutenzione, pulizia e sanificazione.

L’analisi tecnico-ambientale
A seguito di significativi investimenti in ricerca e proficue collaborazioni con l’Università degli Studi di Pavia e il Politecnico di Milano, l’Azienda Alisea – impegnata da 20 anni nella gestione igienica dei sistemi di trattamento aria – ha presentato un innovativo metodo, che rivoluziona le prassi dell’igiene aeraulica.
Si tratta di un’avanzata procedura di Valutazione, Gestione e Comunicazione del rischio aeraulico, ampiamente testata e collaudata, che si pone quale benchmark di riferimento sul mercato.
In dettaglio, il procedimento deriva da un’attenta analisi e combinazione delle due Linee Guida Ministeriali del 7 febbraio 2013 e del 7 maggio 2015, superate da Alisea con l’estensione delle prescrizioni alla globalità delle possibili contaminazioni, senza limitarsi alla sola Legionella Pneumophila, come prescritto dalla normativa vigente.
Il vero valore aggiunto di tale sistema deriva dalla capacità di risalire alle relative cause occulte, attraverso un’approfondita analisi tecnico-ambientale, finalizzata al rimuoverle e a prevenirne le recidive.
Il Metodo Garantito Alisea è il risultato di un approccio multidisciplinare alla materia, che valuta il rischio aeraulico nella sua totalità e in cui la prevenzione si declina su tre aspetti complementari: tutela della salute, ottemperanza alle normative vigenti ed efficienza energetica.
La corretta gestione e manutenzione degli impianti aeraulici consente infatti, in primo luogo, di ridurre il rischio di un’alterazione dei parametri di salubrità dell’aria indoor, derivanti dai fisiologici fenomeni di contaminazione e possibili di sbilanciamento cui sono soggetti. In aggiunta, mantenere gli impianti in condizioni ottimali, oltre ad evitare ricadute negative in termini legali, assicura un significativo risparmio energetico, poiché permette di ridurre le inefficienze derivanti da perdite e fessurazioni o dall’accumulo di particolato. Viceversa, l’apporto di energia dovrà essere superiore al fine di garantire le medesime performance, con un conseguente aggravio di costi.

L’articolo è tratto dalla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro, ed è disponibile in allegato in formato completo.

Source: INSIC