Attività commerciali: un commento alla Regola Tecnica Verticale

Attività commerciali: un commento alla Regola Tecnica Verticale

Nell’alveo del Codice di prevenzione incendi – D.M. 3 agosto 2015 – sostenibilità delle misure di sicurezza, flessibilità dello strumento normativo, semplificazione dei procedimenti amministrativi, nella seduta del 24 aprile 2018 il Comitato Centrale Tecnico Scientifico per la prevenzione incendi ha approvato la Regola Tecnica Verticale per le attività commerciali, recentemente pubblicata in gazzetta Ufficiale con DM 23/11/2018.
Durante il Safety Expo 2018, l’Ing. Calogero Barbera (Comando Provinciale dei Vigili del fuoco di Torino) ha analizzato in anticipo i contenuti della RTV. La sua relazione è pubblicata sul numero di novembre 2018 della rivista Antincendio, ne riportiamo alcuni passaggi rimandando alla lettura integrale sulla rivista.

La complessità della RTVT
L’RTV è la risposta alle esigenze delle realtà commerciali, mutate in modo radicale negli ultimi anni di piena applicazione del cosiddetto decreto Bersani sulle liberalizzazioni, nell’invarianza degli obiettivi di sicurezza antincendio della normativa canonica vigente – D.M. 27 luglio 2010, spiega Barbera.
La complessità della Regola Tecnica è dovuta all’estrema variabilità delle attività commerciali, show rooms e spacci aziendali inseriti nella volumetria di fabbricati produttivi, punti vendita “di prossimità” ricavati al piano di appoggio degli edifici residenziali, ipermercati con superfici di vendita e presenza di pubblico rilevanti, centri commerciali che, oltre alla vendita di beni, prevedono “spazi leisure”.
L’ulteriore variabilità delle attività commerciali è data dalla tipologia dei beni in esposizione e vendita, dai materiali scarsamente combustibili, come quelli per l’edilizia e l’impiantistica, ai materiali plastici compatti, ai tessuti sintetici.

Le Classificazioni dell’RTV
La “superficie lorda utile A” della sezione classificazioni dell’RTV è il parametro di riferimento per l’individuazione delle misure di sicurezza, permettendo di computare le sole aree accessorie “direttamente funzionali” alle attività commerciali.
Tale logica permette di superare la rigidità della normativa canonica, che ha comportato molteplici procedimenti di deroga per le attività con spazi commerciali comunicanti con aree produttive ed artigianali gestite dallo stesso titolare.
Quindi le prestazioni richieste dall’RTV sono da riferire alle aree commerciali, ai servizi, ai depositi ed agli spazi coperti pertinenti le aree di vendita, mentre le ulteriori destinazioni d’uso, eventualmente presenti nell’opera da costruzione e non “direttamente funzionali” agli spazi commerciali, non concorreranno alla “classificazione AA, AB, …, AE” delle attività e potranno essere valutate con l’RTO.

L’esodo nella RTV
Per l’esodo l’RTV amplia e definisce le densità di affollamento contenute nella misura S.4 dell’RTO, declinandole per gli ambiti e le tipologie di attività, regolamentando gli “spazi comuni aperti al pubblico” e modulando le densità di affollamento di progetto in funzione dei settori merceologici trattati e delle dimensioni delle stesse attività.
Per il sistema d’esodo delle aree di vendita e degli spazi accessibili al pubblico “classificati TA” non è ammesso l’attraversamento delle ulteriori aree classificate eventualmente presenti nell’attività, TB, TC, TK, TM, TT, TZ (vendita da retrobanco, show rooms e spacci aziendali, uffici e servizi di superficie > 200 mq, aree con lavorazioni pericolose di superficie > 150 mq ed aree esterne destinate alle merci, depositi, locali tecnici rilevanti ai fini antincendi, altre aree).
Le mall eventualmente presenti nelle attività commerciali potranno essere considerate “luoghi sicuri temporanei” qualora soddisfino talune condizioni geometriche, di carico d’incendio e di misure di sicurezza adottate.
Si evidenzia che rispetto alla normativa canonica, che impone il vincolo dell’altezza minima delle mall ai fini della creazione di “serbatoi di fumo” in sommità agli ambienti, l’RTV prevede il requisito di larghezza minima delle mall, abbinato al controllo del fumo e del calore con livello III di prestazione della misura S.8 dell’RTO.

Riferimenti bibliografici:
SAFETY EXPO 2018 -Attività commerciali, ecco la nuova Regola Tecnica Verticale
Relazione di Calogero Barbera
Antincendio n.11/2018
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Raccolta e trasporto di rifiuti su strade: precisazioni sul calcolo dei requisiti minimi

Raccolta e trasporto di rifiuti su strade: precisazioni sul calcolo dei requisiti minimi

Con Circolare n.153/2018 il Comitato Gestori fornisce alcune indicazioni sul calcolo dei requisiti minimi per l’iscrizione nella categoria 1 raccolta e trasporto di rifiuti urbani, e sulla sottocategoria “raccolta e trasporto di rifiuti giacenti sulle aree e strade urbane, extraurbane e autostrade di cui all’art.184, comma2, lettera D) del D.Lgs 152/06″ di cui alla Tab. D6 della Delibera 5/2016.
Chiarisce il Comitato che, ai soli fini del calcolo della dotazione tecnica per il conseguimento del requisito minimo per lo svolgimento dell’attività prevista dalla sottocategoria, sono equiparati ai previsti “autocarri”, gli autoveicoli per trasporto specifico.

Inoltre, il Comitato Gestori ricorda la modifica apportata dalla Delibera n.8/2017 alla sottocategoria in Tabella D6: non si richiede più come obbligatoria per le classi a) e b), la disponibilità di macchine operatrici o di veicoli ad uso speciale; pertanto, con l’iscrizione nella categoria 1 per lo svolgimento dell’ attività di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani in una determinata classe, è possibile svolgere tutte le attività di cui alla stessa classe o classe inferiore delle singole sottocategorie, compresa la sottocategoria di cui alla Tab. D6.
Però, sottolinea il Comitato, resta fermo l’obbligo per le imprese che intendono svolgere anche l’attività di cui alla sottocategoria: “raccolta e trasporto di rifiuti abbandonati sulle spiagge marittime e sulle rive dei corsi d’acqua” (Tab. D7), di disporre delle macchine operatrici o dei veicoli ad uso speciale previsti.

Per saperne di più
La Categoria 1 riguarda la raccolta e trasporto di rifiuti urbani (definita in allegato A Delibera n. 8 del 12/09/2017).
È suddivisa in 6 Classi in base alla popolazione complessivamente servita
A. superiore o uguale a 500.000 abitanti
B. inferiore a 500.000 abitanti e superiore o uguale a 100.000 abitanti
C. inferiore a 100.000 abitanti e superiore o uguale a 50.000 abitanti
D. inferiore a 50.000 abitanti e superiore o uguale a 20.000 abitanti
E. inferiore a 20.000 abitanti e superiore o uguale a 5.000 abitanti
F. inferiore a 5.000 abitanti


Riferimenti normativi:
Circolare n. 153 del 07 dicembre 2018
Calcolo dei requisiti minimi per l’iscrizione nella categoria 1, sottocategoria di cui alla Tab. D6

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Mancata segnalazione dei lavori: risponde il responsabile di cantiere

Mancata segnalazione dei lavori: risponde il responsabile di cantiere

In tema di responsabilità colposa per fatti derivanti da violazione delle norme sulle circolazione stradale, in caso di incidente originato per il mancato segnalamento di cantieri, nessuna efficacia causale può essere attribuita alla imprudente velocità tenuta dalla parte offesa, qualora risulta che le suddette cautele, se adottate, avrebbero neutralizzato il rischio del comportamento del conducente.
Lo ribadisce la Cassazione pen., Sez. IV, sentenza n. 29291 del 26.06.2018 .

Il commento è a cura di S. Casarrubia, tratto dalla rubrica “Rassegna della Giurisprudenza” su Ambiente&Sicurezza sul Lavoro.
Il testo della sentenza è disponibile sulla nostra Banca Dati Sicuromnia
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Il conducente di un’autovettura, a causa di una manovra imprudente, cagionava un sinistro stradale nel quale perdeva la vita un altro automobilista. Dopo un sorpasso ad una velocità superiore al limite, si ritrovava, infatti, rientrando nella propria carreggiata, davanti ad una buca (corrispondente ad un piccolo cantiere), malamente segnalata. Questo provocava una manovra improvvisa, a seguito della quale andava a collidere frontalmente con l’autovettura dell’automobilista deceduto.
È tratto a giudizio, per quanto qui rilevi, l’amministratore della società esecutrice dei lavori sulla buca, cui si contesta il fatto che la stessa non fosse segnalata con le modalità previste dalla normativa. Questi si difende rilevando come l’evento, purtroppo, si sarebbe comunque verificato a causa della guida spericolata di chi aveva provocato l’incidente, indipendentemente da una migliore segnalazione del cantiere.
La Suprema Corte, tuttavia, conferma la sentenza di condanna dei giudici di merito, posto che una più adeguata segnalazione del cantiere avrebbe determinato nel conducente maggiore cautela nella guida.

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Attività di rimozione amianto: due quesiti sui requisiti del Responsabile tecnico

Attività di rimozione amianto: due quesiti sui requisiti del Responsabile tecnico

L’Albo Gestori con Circolare n.152/2018 fornisce chiarimenti sul Responsabile Tecnico in categoria 10 (RIMOZIONE AMIANTO) a fronte di due domande relative ai requisiti per lo svolgimento dell’attività, anche alla luce della recente Delibera n.6/2017.
Nella prima domanda viene chiesto al Comitato Gestori se è necessario sostenere una verifica laddove il responsabile sia stato nominato per la Categoria 10A prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina. Nella seconda si chiede al Comitato se l’esperienza maturata in categoria 10 A può essere valida ai fini della Categoria 10B.

Secondo il Comitato Gestori
Scrive il Comitato che il responsabile tecnico nominato per la categoria 10A (attività di bonifica di beni contenenti amianto su specifici materiali*) alla data di entrata in vigore della nuova disciplina, deve sostenere solo la verifica di aggiornamento di cui all’art. 3 della delibera n.6/2017 anche ai fini dell’iscrizione nella categoria 10B (attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata su specifici materiali *).
La Delibera n.6/2017, lo ricordiamo, regola i requisiti del responsabile tecnico individuati, per ciascuna categoria e classe d’iscrizione (individuate nell’allegato “A” alla Deliberazione stessa). Nell’articolo 3 si indica che il responsabile tecnico delle imprese e degli enti iscritti alla data di entrata in vigore della Delibera, può continuare a svolgere la propria attività in regime transitorio per cinque anni dall’entrata in vigore dalla Delibera (che entra in vigore il 16 ottobre 2017, quando entra in vigore la disciplina degli articoli 12 e 13 del decreto 3 giugno 2014, n.120.)

Quanto al secondo quesito, secondo il Comitato gestori per l’iscrizione nella categoria 10 B non può essere ritenuta valida l’esperienza maturata dal responsabile tecnico nelle attività di cui alla categoria 10A. Pertanto, se manca specifica esperienza nelle attività 1OB, il responsabile tecnico in questione potrà assumere l’incarico solo per la categoria 1OB, classe E.

(*) Il punto su…Le categorie dell’Albo Gestori
Categoria 10: bonifica dei beni contenenti amianto
Categoria 10A: attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali: materiali edili contenenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi.
Categoria 10B: attività di bonifica di beni contenenti amianto effettuata sui seguenti materiali: materiali d’attrito, materiali isolanti (pannelli, coppelle, carte e cartoni, tessili, materiali spruzzati, stucchi, smalti, bitumi, colle, guarnizioni, altri materiali isolanti), contenitori a pressione, apparecchiature fuori uso, altri materiali incoerenti contenenti amianto.

Le Categorie 9 e 10 sono suddivise in 5 Classi in relazione all’importo dei lavori di bonifica cantierabili
oltre € 9.000.000,00
fino a € 9.000.000,00
fino a € 2.500.000,00
fino a € 1.000.000,00
fino a € 200.000,00

Riferimenti normativi:
CIRCOLARE n. 152 del 07 dicembre 2018
Chiarimenti sul Responsabile Tecnico della categoria 10



L’analisi completa ed il testo del provvedimento con normativa collegata e articoli di approfondimento, è disponibile sulla nostra Banca Dati Sicuromnia
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Rassegna Norme tecniche antincendio – Settembre-Dicembre 2018

Rassegna Norme tecniche antincendio - Settembre-Dicembre 2018

Tra Settembre e Dicembre 2018, UNI ha prodotto diverse norme tecniche in materia antincendio. Le selezioniamo e le raccogliamo in una breve sintesi degli abstract diffusi, rimandando al sito UNI per il loro eventuale acquisto.

Sulla nostra Banca Dati Sicuromnia (*) sono disponibili gli abstract delle norme tecniche in materia di sicurezza/ambiente/costruzioni ed antincendio.
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Norma numero: UNI EN 13445-5:2018
Titolo : Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 5: Controlli e prove
Commissioni Tecniche : [CTI – Progettazione e costruzione di attrezzature a pressione e di forni industriali]
Data entrata in vigore : 06 dicembre 2018
La norma specifica i controlli e le prove dei recipienti a pressione di acciaio non esposti a fiamma, prodotti individualmente o in serie, in accordo con la UNI EN 13445-2:2014.

Norma numero: UNI EN 13445-2:2018
Titolo : Recipienti a pressione non esposti a fiamma – Parte 2: Materiali
Commissioni Tecniche : [CTI – Progettazione e costruzione di attrezzature a pressione e di forni industriali]
Data entrata in vigore : 06 dicembre 2018
La norma specifica i requisiti per i prodotti in acciaio utilizzati per i recipienti a pressione non esposti a fiamma.

Norma numero: UNI EN 13565-2:2018
Titolo : Sistemi fissi di lotta contro l’incendio – Sistemi a schiuma – Parte 2: Progettazione, costruzione e manutenzione
Commissioni Tecniche : [Protezione attiva contro gli incendi]
Data entrata in vigore : 29 novembre 2018
La norma specifica i requisiti e descrive i metodi per la progettazione, installazione, prova e manutenzione di sistemi di estinzione incendio a schiuma a bassa, media e alta espansione.

Norma numero: UNI CEN/TS 54-14:2018
Titolo : Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 14: Linee guida per la pianificazione, la progettazione, l’installazione, la messa in servizio, l’esercizio e la manutenzione
ICS : [13.220.20]
Commissioni Tecniche : [Protezione attiva contro gli incendi] [Sistemi automatici di rivelazione di incendio]
Data entrata in vigore : 29 novembre 2018
La specifica tecnica riguarda la pianificazione, la progettazione, l’installazione, la messa in servizio, l’esercizio e la manutenzione di sistemi di rivelazione e di segnalazione di incendio all’interno e intorno ad edifici.

Norma numero: UNI EN ISO 18640-1:2018
Titolo : Indumenti di protezione per vigili del fuoco – Impatto fisiologico – Parte 1: Misurazione del trasferimento combinato di calore e umidità mediante torso sudante
Commissioni Tecniche : [Sicurezza] [Dispositivi di protezione individuale] [Guanti e indumenti di protezione]
Data entrata in vigore : 22 novembre 2018
La norma fornisce un metodo di prova per la valutazione dell’impatto fisiologico di assemblaggi di tessuto protettivo e assemblaggi di potenziali indumenti di protezione in una serie di attività simulate (fasi) in definite condizioni ambientali.

Norma numero: UNI EN 14596:2018
Titolo : Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Equipaggiamenti di servizio per cisterne – Valvola di scarico della pressione per emergenza
Commissioni Tecniche : [Recipienti per il trasporto di gas compressi, disciolti o liquefatti] [Recipienti per il trasporto di gas compressi, disciolti e liquefatti/CUNA]
Data entrata in vigore : 04 ottobre 2018
La norma, aggiornata nel suo contenuto tecnico in modo sostanziale, specifica i requisiti prestazionali e le dimensioni critiche della valvola di scarico della pressione per emergenza utilizzata nelle cisterne per il trasporto di merci pericolose. Specifica inoltre le prove necessarie per verificare la conformità dell’equipaggiamento con la norma stessa.

Norma numero: UNI EN 17110:2018
Titolo : Cisterne per il trasporto di merci pericolose – Equipaggiamento di servizio per cisterne – Valvola di sfiato del collettore dei vapori
Commissioni Tecniche: [Recipienti per il trasporto di gas compressi, disciolti o liquefatti] [Recipienti per il trasporto di gas compressi, disciolti e liquefatti/CUNA]
Data entrata in vigore: 04 ottobre 2018
La norma specifica i requisiti prestazionali e le dimensioni critiche della valvola di sfiato del collettore dei vapori. Specifica inoltre le prove necessarie per verificare la conformità delle apparecchiature alla norma.

Norma numero: UNI EN 54-7:2018
Titolo : Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 7: Rivelatori di fumo – Rivelatori puntiformi di fumo funzionanti secondo il principio della diffusione della luce, della trasmissione della luce o della ionizzazione
Commissioni Tecniche: [Protezione attiva contro gli incendi] [Sistemi automatici di rivelazione di incendio]
Data entrata in vigore: 27 settembre 2018
La norma specifica i requisiti, i metodi di prova e i criteri prestazionali per rivelatori puntuali di fumo funzionanti secondo il principio della diffusione della luce, della trasmissione della luce o della ionizzazione da utilizzare per i sistemi di rivelazione e di segnalazione di incendio installati all’interno o intorno all’edificio.

Norma numero: UNI EN ISO 17871:2018
Titolo : Bombole per gas – Valvole ad apertura rapida – Specifiche e prove di tipo
Commissioni Tecniche : [Recipienti per il trasporto di gas compressi, disciolti o liquefatti]
Data entrata in vigore : 20 settembre 2018
La norma, migliorata nello scopo (A1), definisce, insieme alla UNI EN ISO 10297:2014 e alla UNI EN ISO 14246:2014, le prove e i controlli in produzione, nonché i requisiti per l’etichettatura delle valvole ad apertura rapida per bombole di gas trasportabili ricaricabili per gas non tossici, non ossidanti, non infiammabili e non corrosivi compressi o liquefatti, o per gas compressi utilizzati come autoestinguenti, protezione contro le esplosioni e per le applicazioni di salvataggio.

Norma numero: UNI EN 54-5:2018
Titolo : Sistemi di rivelazione e di segnalazione d’incendio – Parte 5: Rivelatori di calore – Rivelatori di calore puntiformi
Commissioni Tecniche : [Protezione attiva contro gli incendi] [Sistemi automatici di rivelazione di incendio]
Data entrata in vigore : 13 settembre 2018
La norma specifica i requisiti, i metodi di prova e i criteri di prestazione per i rivelatori di calore puntiformi per l’utilizzo in sistemi di rivelazione e segnalazione d’incendio installati all’interno e attorno agli edifici.

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Luoghi di pubblico spettacolo: l'effetto gregge esiste

Luoghi di pubblico spettacolo: l'effetto gregge esiste

Il CNR, a seguito del terribile incidente occorso il 7 dicembre 2018 alla discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (che ha causato la morte sei persone di cui cinque minorenni) ha riportato nuovamente all’attenzione, uno studio sulla dinamica delle folle, apparso su arXiv.
In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare. Un comportamento che, secondo uno studio italo-tedesco cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi.

Secondo l’autore, i pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, ma si possono controllare attraverso un’opportuna guida ‘nascosta’ (che fu pensata per guidare i pellegrini nel Giubileo 2015-2016). “Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge'” spiega l’autore

“Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge'”, spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr. “Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.
L’esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento). “Uscendo dalla classe”, prosegue il ricercatore Iac-Cnr, “i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’altò, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente. “Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.
Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l’effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.

Riferimenti bibliografici:
Esperimento sul comportamento delle folle
G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise
Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.
Arxiv
Source: INSIC

Ambiente Marino: modifiche al decreto di attuazione della Direttiva Quadro UE

Ambiente Marino: modifiche al decreto di attuazione della Direttiva Quadro UE

Con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 15 ottobre 2018 (pubblicato in GU n.284 del 6-12-2018) viene apportata modifica all’allegato III del D.Lgs. n.190/2010 che attua nel nostro ordinamento la Direttiva quadro 2008/56/CE in materia di ambiente marino.
La modifica si è resa necessaria alla luce dell’emanazione della direttiva (UE) 2017/845 della Commissione, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 2008/56/CE per quanto riguarda gli elenchi indicativi di elementi da prendere in considerazione ai fini dell’elaborazione delle strategie per l’ambiente marino.

A essere sostituito completamente è l’Allegato III del D.Lgs. n.190/2010 che indica gli “Elenchi indicativi di elementi dell’ecosistema, pressioni antropogeniche e attività umane pertinenti per le acque marine (di cui all’articolo 8, comma 3, all’articolo 9, comma 1, all’articolo 10, comma 1, all’articolo 11, comma 1, e all’articolo 18).

Ricordiamo che, ai sensi dell’art.8 del D.Lgs. n.190/2010 il Ministero dell’ambiente promuove e coordina la Valutazione iniziale dello stato ambientale attuale e dell’impatto delle attività antropiche sull’ambiente marino. Tale Valutazione deve includere, fra l’altro (art. 8 comma 3):
• un’analisi degli elementi, delle caratteristiche essenziali e dello stato ambientale attuale della regione marina, sulla base dell’elenco indicativo degli elementi riportati nella tabella 1 dell’allegato III
• un’analisi dei principali impatti e delle pressioni che influiscono sullo stato ambientale della regione o sottoregione marina, sulla base dell’elenco indicativo degli elementi di cui alla tabella 2 dell’allegato III, che comprenda gli aspetti qualitativi e quantitativi delle diverse pressioni e che tenga conto delle tendenze rilevabili e consideri i principali effetti cumulativi e sinergici, nonché delle valutazioni pertinenti, effettuate in base alla vigente legislazione comunitaria;
(entrambe oggetto ora di modifica da parte del DM 15/10/2018).
Il buono stato ambientale (art.9) è determinato sulla base dei descrittori qualitativi di cui all’allegato 1, stabilisce sempre il D.Lgs. n.190/2010. Inoltre, sulla base della valutazione iniziale (di cui all’art.8) il Ministero definisce (art.10), con apposito decreto, sentita la Conferenza unificata, i traguardi ambientali e gli indicatori ad essi associati, al fine di conseguire il buon stato ambientale, tenendo conto delle pressioni e degli impatti di cui alla tabella 2 dell’allegato III

Per saperne di più sulla Strategia Marina
Il 17 giugno 2008 il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’Unione Europea hanno emanato la Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino, successivamente recepita in Italia con il d.lgs. n. 190 del 13 ottobre 2010.
La Direttiva si basa su un approccio integrato e si propone di diventare il pilastro ambientale della futura politica marittima dell’Unione Europea.
La Direttiva pone come obiettivo agli Stati membri di raggiungere entro il 2020 il buono stato ambientale (GES, “Good Environmental Status”) per le proprie acque marine. Ogni Stato deve quindi, mettere in atto, per ogni regione o sottoregione marina, una strategia che consta di una “fase di preparazione” e di un “programma di misure”.

Riferimenti normativi:
DECRETO 15 ottobre 2018 del MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Modifica dell’allegato III del decreto legislativo 13 ottobre 2010, n. 190, recante: «Attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino».
(GU n.284 del 6-12-2018)


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