Gruppo Distributori ANIE SICUREZZA: insieme per ricompattare la filiera e crescere!

Gruppo Distributori ANIE SICUREZZA: insieme per ricompattare la filiera e crescere!

A quasi un anno dalla costituzione del Gruppo Distributori ANIE SICUREZZA, l’Associazione è tornata a definire obiettivi e linee strategiche per affrontare il cambiamento del comparto Fire & Security, a seguito dell’emergenza COVID-19.
I fondatori del Gruppo (BDF Sicurezza, Cerqua Elettronica, Doppler, DST, Italtec, Mec System, TVS Italia si sono riuniti la scorsa settimana per parlare di un cambiamento del mercato dell’antincendio che affonda le proprie radici nella differenziazione dei ruoli, nella specificità delle competenze, nelle esigenze del mercato e dei clienti finali, che appare sempre più necessario perché questo settore sia davvero un provider di servizi efficaci ed efficienti verso le domande di sicurezza dell’utenza finale.

Le linee programmatiche 2020 del Gruppo Distributori ANIE SICUREZZA

• Costituire un Tavolo Permanente di confronto sul mercato con gli altri attori presenti in Associazione (produttori, installatori e system integrator), già condiviso da tutti i soci nella scorsa Assemblea Associativa del 29 giugno. “Una filiera che si parla e che cresce insieme” è il messaggio che il Gruppo – e con esso tutta la base associativa – vuol inviare a gran voce a tutto il comparto Fire & Security
Fare training per lavorare insieme. Le aziende che operano nel settore della distribuzione hanno costruito ex-novo una piattaforma di dialogo. I tempi sono maturi affinché questo dialogo – quanto mai necessario – diventi “proposta e progetto di lavoro insieme”.
• Costruire un osservatorio permanente di indagine approfondita dei bisogni specifici dei diversi mercati di riferimento

Le parole di Giulio Iucci, Presidente ANIE SICUREZZA

“Il valore aggiunto dell’Associazione – ha affermato Giulio Iucci, Presidente ANIE SICUREZZA – è individuare obiettivi di largo respiro sul comparto, lavorare sui punti in comune dei diversi attori e rendere visibile l’attività verso gli esterni. Tutti elementi che hanno contraddistinto sin dall’inizio la progettualità di questo gruppo – come di tutti gli altri – in ANIE SICUREZZA. Un primo passo che, con coraggio, porterà a importanti riflessioni condivise sul futuro del nostro settore.”

Federazione ANIE ed ANIE Sicurezza

Federazione ANIE,l’Associazione Italiana Sicurezza ed Automazione Edifici annovera attualmente oltre 100 aziende, suddivise in sezioni professionali ed in sottogruppi operativi merceologici.
80 miliardi di euro di fatturato e 500.000 occupati rappresenta tutta l’industria elettrotecnica ed elettronica nazionale con le tecnologie per i quattro settori strategici: trasporto ferroviario, energia, building e industria. I comparti della Federazione sono i più avanzati e investono in Ricerca e Sviluppo il 4% del fatturato, rappresentando più del 30% dell’intero investimento in R&S effettuato dal settore privato in Italia.

ANIE SICUREZZA rappresenta il Sistema Italia nei consessi tecnico normativi e politico strategici del mondo della tecnologie di Fire & Security sia nazionali che internazionali. ANIE SICUREZZA è da più di 20 anni membro di EURALARM, Associazione Europea delle imprese di Fire & Security.
Source: INSIC

Mascherine protettive e smaltimento: sono rifiuti urbani?

Mascherine protettive e smaltimento: sono rifiuti urbani?

A seguito della Pandemia da Covid-19 l’utilizzo di mascherine ha posto problemi legati anche allo smaltimento come rifiuti urbani o speciali. Sull’argomento si sono avvicendati uno studio SNPA, il Rapporto n.26 del 19 maggio 2020 di ISPRA e ISS con le indicazioni sulla classificazione e la corretta gestione, smaltimento compreso dei DPI usati. Sul problema dello smaltimento è intervenuto anche il DL Rilancio (che prevede l’emanazione di Linee guida dal Ministero Ambiente per la raccolta di DPI presso grande distribuzione, PA, terziario, altre attività economiche e produttive).
Torniamo sul tema della corretta identificazione della mascherina come DPI e sul suo successivo smaltimento alla luce dellea normativa ambientale con una riflessione di S.Casarrubia (avvocato) sulle colonne di Ambiente&Sicurezza sul lavoro (n.8/2020 – SFOGLIA L’INDICE) nell’articolo: “DPI per ridurre il contagio da COVID-19 nei luoghi di lavoro”.

La mascherina come dispositivo di protezione individuale

Va subito chiarito che la mascherina utilizzata per prevenire o ridurre il rischio di contagio (come ogni altro accessorio impiegato per la medesima finalità, per esempio, i guanti monouso) è un dispositivo di protezione individuale ai sensi dell’art. 74 del D.Lgs. n. 81/2008, in base al quale “ai fini del presente decreto si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato «DPI», qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.
Per giurisprudenza costante, “la categoria dei DPI deve essere, quindi, definita in ragione della concreta finalizzazione delle attrezzature, degli indumenti e dei complementi o accessori alla protezione del lavoratore dai rischi per la salute e la sicurezza esistenti nelle lavorazioni svolte, a prescindere dalla espressa qualificazione in tal senso da parte del documento di valutazione dei rischi e dagli obblighi di fornitura e manutenzione contemplati nel contratto collettivo” (cfr. Cass. civ. Sez. lavoro, n. 32695/2019).
Del resto, ai sensi della circolare n. 34/1999 del Ministro del Lavoro e Previdenza Sociale, “rientrano, ad esempio, tra i dispositivi di protezione individuale (DPI) […]gli indumenti per evitare il contatto con sostanze nocive, tossiche, corrosive o con agenti biologici, ecc.”.
Orbene, si è ritenuto di sottolineare questo aspetto perché da ciò deriva che, in quanto DPI nel senso proprio del termine, le mascherine, dopo il loro uso, vanno smaltite con una procedura aziendale interna.

Mascherine e orientamenti ISS/ISPRA sulla gestione dei DPI usati come rifiuti

L’Istituto Superiore della Sanità, con il Rapporto n. 26 del 18 maggio 2020, ai fini dello smaltimento di mascherine e guanti, distingue tre situazioni:

  • mascherine e guanti monouso provenienti dalla popolazione generale, smaltiti da utenze domestiche dove soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria. Sul punto si rinvia al precedente Rapporto n. 3 del 31 marzo 2020 dove, da un lato, si prospetta che “la situazione ideale sarebbe riferirsi al DPR 254/2003″, recante il Regolamento per la disciplina della gestione dei rifiuti sanitari e, in particolare, alla categoria dei “rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”; dall’altro, si afferma che, “nella consapevolezza che la procedura sopra descritta [cioè di gestione dei rifiuti ex DPR 254/2003, n.d.a.] potrebbe essere di difficile attuazione… si raccomandano le seguenti procedure che si considerano sufficientemente protettive per tutelare la salute della popolazione e degli operatori del settore dell’igiene ambientale” (interruzione della raccolta differenziata, doppio sacchetto, aumento della frequenza della raccolta e destino privilegiato ad incenerimento);
  • mascherine e guanti monouso provenienti dalla popolazione generale, smaltiti da utenze domestiche dove non soggiornano soggetti positivi al tampone in isolamento o in quarantena obbligatoria;
  • mascherine e guanti monouso provenienti da personale in attività lavorative di tipo privato o pubblico per le quali non sia già previsto l’utilizzo di tali dispositivi da specifiche leggi o regolamenti.

    Per le mascherine utilizzate nei luoghi di lavoro, presso utenze economiche, l’ISS, come lo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) nella nota sulla “Gestione dei rifiuti costituiti da DPI usati”, dopo avere chiarito che i rifiuti prodotti da tali utenze sono “speciali”, distingue a sua volta tra

  • utenze che producono rifiuti speciali assimilati agli urbani (in genere quelle commerciali) e
  • utenze che non producono rifiuti speciali assimilati agli urbani.

    Nel primo caso, per effetto dell’assimilazione, le mascherine, dopo il loro uso, possono essere conferite al servizio di raccolta dei rifiuti urbani, tanto quanto le mascherine smaltite da un’utenza domestica. Senza assimilazione, invece, la mascherina va smaltita come rifiuto speciale, previa assegnazione del corrispondente codice da parte del produttore. L’ISS ed ISPRA, dopo avere chiarito che la funzione della mascherina impiegata nel luogo di lavoro di un’utenza non assimilata “è quella di contenere la diffusione del contagio da COVID-19″, suggeriscono l’assegnazione del codice non pericoloso EER 150203,che è relativo ad “Assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 150202″.

  • Le mascherine usate in utenze non domestiche possono essere assimilate ai rifiuti urbani?

    L’assimilazione di un rifiuto speciale ai rifiuti prodotti da unità domestiche, ai fini del conferimento al servizio pubblico di raccolta, è disposta dal Comune con apposito regolamento (si veda l’art. 198, co. 2, del D.Lgs. n. 152/2006). Secondo il D.Lgs. n. 152/2006, tuttavia, il Xomune può assimilare soltanto i rifiuti speciali non pericolosi (art. 184, co. 2, lett. b) e sulla base dei criteri quali-quantitativi stabiliti con regolamento ministeriale.
    Ciò dovrebbe rendere evidente come sia difficile rinvenire un regolamento locale in base al quale ritenere che i DPI, usati nei luoghi di lavoro per contenere o prevenire un contagio virale, siano assimilati agli urbani: si possono, infatti, assimilare solo i rifiuti speciali non pericolosi (e nelle utenze non domestiche dove sono riscontrati casi di positività si dovrebbe optare per il codice pericoloso). Inoltre, per quanto sia indubbio che tali DPI abbiano “composizione merceologica analoga a quella dei rifiuti urbani” (cfr. Delibera del Comitato Interministeriale del 27.07.1984, tuttora recante i criteri per l’assimilazione), il regolamento del comune dovrebbe esattamente descrivere questa tipologia di rifiuto, ai fini di una valida assimilazione.

    Mascherine: come assimilarle ai rifiuti urbani?

    Non è un caso, allora, se alcune Regioni si sono adoperate per procedere all’assimilazione per mezzo di ordinanze straordinarie adottate ai sensi dell’art. 191 del TUA.
    L’art. 191 cit. prevede che, “qualora si verifichino situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della provincia ovvero il Sindaco possono emettere, nell’ambito delle rispettive competenze, ordinanze contingibili ed urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti”, che possono essere adottate anche in deroga alle disposizioni vigenti (nel rispetto, comunque, delle disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione europea, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente).
    L’ordinanza in questione, in ogni caso, ha un periodo di efficacia non superiore a sei mesi, prorogabile per un periodo massimo di diciotto mesi.
    Ora, al di là del fatto che l’assimilazione introdotta per ordinanza contingente ed urgente ha una durata limitata nel tempo, quando, allo stato, non si è in condizioni di prevedere quando tali DPI non saranno più richiesti nei luoghi di lavoro per distanze interpersonali inferiori ad un metro, c’è da segnalare che condizione perché si possa legittimante ricorrere al potere straordinario ex art. 191 è quella per la quale “non si possa altrimenti provvedere”. Citando la circolare del Ministero dell’Ambiente del 22.04.2016, il potere di ordinanza è esercitabile solo in mancanza di strumenti ordinari idonei ad affrontare l’emergenza.

    Ad opinione di chi scrive, tuttavia, non pare che quest’ultima condizione ricorra nel caso di specie. C’è, infatti, un sistema di gestione ordinaria di tali rifiuti, che le stesse linee guida ISS ed ISPRA descrivono, con assegnazione del codice non pericoloso 15 02 03 e, in ipotesi di casi di positività nell’unità locale, con assegnazione del codice pericoloso 150202* (per l’ISS) ovvero ricercandolo nel sub-capitolo 18 01 (per l’ISPRA).

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Indumenti a visibilità migliorata: in vigore la UNI EN 17353:2020

Indumenti a visibilità migliorata: in vigore la UNI EN 17353:2020

In vigore dal 17 settembre la UNI EN 17353:2020 in materia di indumenti da protezione, che specifica i requisiti per le attrezzature di visibilità migliorata sotto forma di indumenti o dispositivi, che sono in grado di segnalare visivamente la presenza dell’utilizzatore.
Recepisce lo standard EN 17353:2020 “Protective clothing – Enhanced visibility equipment for medium risk situations – Test methods and requirements” in vigore dal 12 agosto 2020.


Indumenti protettivi a visibilità migliorata: cosa sono?

L’attrezzatura di visibilità migliorata è destinata a fornire visibilità a chi la indossa in situazioni a medio rischio in qualsiasi condizione di luce diurna e/o sotto l’illuminazione dei fari dei veicoli o dei riflettori nel buio.
Sono inclusi requisiti prestazionali per il colore e la retroriflessione, nonché per le aree minime e il posizionamento dei materiali nei dispositivi di protezione.

A cosa non si applica la UNI EN 17353:2020

La norma non è applicabile a:
- attrezzature ad alta visibilità in situazioni ad alto rischio, trattale nella UNI EN ISO 20471;
- attrezzature di visibilità specificatamente destinate alla testa, alle mani e ai piedi, per esempio caschi, guanti e scarpe;
- attrezzature che integrano un’illuminazione attiva, per esempio LED;
- visibilità per situazioni a basso rischio.
Source: INSIC

Stabilimenti industriali: come si articola il Modello in intervento del Piano di Emergenza?

Stabilimenti industriali: come si articola il Modello in intervento del Piano di Emergenza?

Con riferimento alle aziende che rientrano nell’applicazione della Direttiva Seveso, il Dipartimento della Protezione Civile ha emanato delle linee guida per la pianificazione dell’emergenza esterna, il cui ultimo aggiornamento è stato promulgato con D.P.C.M. 25/02/2005.
Abbiamo già visto in passato come si articola il Piano di Emergenza esterna di uno stabilimento industriale che voglia rispondere ad una emergenza esterna. Ora ci concentriamo sul Piano di Emergenza: come si compone? Cos’è il Modello di intervento e quali sono gli organi coinvolti nella gestione emergenziale?

L’articolo è tratto da: R. Bonfiglio, “La pianificazione delle emergenze esterne industriali e l’informazione alla popolazione”, Antincendio n.8/2020 – SFOGLIA L’INDICE fornisce interessanti spunti.

Pianificazione Esterna: le variabili da considerare

La redazione del piano d’emergenza esterna e delle relative procedure di emergenza da adottare al verificarsi di un incidente in un complesso industriale, richiede la preventiva conoscenza di alcune informazioni essenziali:

  • chi decide cosa e sulla base di quali presupposti o previsioni;
  • chi fa cosa e come (per quanto prevedibile);
  • oltre ovviamente ad indicare gli elementi caratterizzanti l’azienda oggetto del piano ed il territorio
  • circostante, in particolare in seguito alle prevedibili tipologie di incidenti.
  • Piano di Emergenza esterno: come si struttura?

Piano di Emergenza esterno: a quali finalità si redige?

Il Piano di Emergenza è dunque il progetto di tutte le attività e delle procedure di protezione civile necessarie
ed utili per fronteggiare qualsiasi evento calamitoso che abbia probabilità di avvenire in un dato territorio comunale, consentendo l’impiego razionale e immediato delle risorse.

Il contenuto del piano d’emergenza deve rispondere ai seguenti basilari quesiti:

chi decide cosa e sulla base di quali presupposti o previsioni;
chi fa cosa e come (per quanto prevedibile);
oltre ovviamente ad indicare gli elementi caratterizzanti l’azienda oggetto del piano ed il territorio
circostante, in particolare in seguito alle prevedibili tipologie di incidenti.

Piano di Emergenza esterno: come si struttura?

Il piano è strutturato sulla base di due elementi principali:
A) Il Modello di intervento che consiste nell’individuazione dei soggetti, delle competenze, delle
procedure operative necessarie all’organizzazione e l’attivazione delle azioni corrispondenti alle necessità di superamento dell’emergenza.
B) I Dati di base e gli Scenari consistono nella raccolta ed organizzazione di tutte le informazioni
relative alla conoscenza del territorio, della distribuzione della popolazione e dei servizi, dei fattori di pericolosità, di rischio, della vulnerabilità e dei conseguenti scenari al fine di disporre di tutte le informazioni antropico-territoriali utili alla gestione dell’emergenza.

A. Il modello di intervento

Il modello di intervento consiste nell’assegnazione delle responsabilità e dei compiti, nei vari livelli di comando e controllo, per la gestione delle emergenze.
Tale modello riporta il complesso delle procedure per la realizzazione del costante scambio di
informazioni tra il sistema centrale e periferico di protezione civile, in modo da consentire l’utilizzazione
razionale delle risorse con il coordinamento di tutti i Centri Operativi dislocati sul territorio, in
relazione al tipo di evento. La catena operativa in sede locale prevede la sequenza discendente C.C.S., C.O.M. e C.O.C:

A1) Il centro coordinamento soccorsi (C.C.S.)

Il C.C.S. rappresenta il massimo organo di gestione delle attività di Protezione Civile a livello provinciale
e si identifica in una struttura operativa che elabora il quadro determinato dalla calamità, riceve le richieste
di intervento e soccorso provenienti da altre strutture operative ed ancora, elabora le strategie
di intervento operativo e supporto logistico necessarie al superamento dell’emergenza in corso.
Nell’ambito dell’attività svolta dal C.C.S. si distinguono: una “area strategia”; alla quale afferiscono i
soggetti preposti a prendere decisioni, ed una “area operativa” nella quale operano 14 funzioni di supporto
che, in coordinamento con l’area strategica ed il responsabile dell’emergenza, determinano gli
interventi di settore e globali necessari al superamento dell’emergenza.

A2) Il centro operativo misto (C.O.M.)

Il C.O.M. è una struttura operativa decentrata che coordina le attività in emergenza di più Comuni, in
supporto alle attività dei Sindaci dei Comuni colpiti dalle calamità svolgendo, su una base territoriale
più ristretta rispetto al C.C.S., analoghi compiti di determinazione del quadro di evento, di riscontro
delle necessità rappresentate dai Comuni di riferimento e di intervento logistico operativo, svolto direttamente o tramite C.C.S., per il superamento dell’emergenza.
Il C.O.M. si struttura quale luogo di riferimento, per un numero (preordinato e già conosciuto) di Comuni. L’ ubicazione del C.O.M. è di norma baricentrica rispetto ai Comuni afferenti ed è opportuno sia localizzata in strutture antisismiche, non vulnerabili a qualsiasi tipo di rischio; in casi particolari, riferiti ad eventi non prevedibili come collocazione spaziale, il C.O.M. può essere istituito in altre sedi ritenute più opportune.

A3) Il centro operativo comunale (C.O.C.)

Il Sindaco, per assicurare nell’ambito del proprio territorio comunale la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione, si avvale del Centro Operativo Comunale (C.O.C.).
La scelta dell’ubicazione di tale Centro dovrà essere in strutture antisismiche, in aree di facile accesso e non vulnerabili a qualsiasi tipo di rischio. Tali strutture devono essere dotate di un piazzale attiguo che abbia dimensioni sufficienti ad accogliere mezzi pesanti e quanto altro occorra in stato di emergenza. Il C.O.C. opera in un luogo di coordinamento detto “sala operativa” in cui convergono tutte le notizie collegate all’evento e nella quale vengono prese le decisioni relative al suo superamento; il C.O.C. è attivato dal Sindaco in previsione di un evento o in immediata conseguenza dello stesso e rimane operativo fino alla risoluzione delle problematiche generate dell’evento stesso. Al Sindaco viene imputata la responsabilità di gestione dell’emergenza dal momento in cui la medesima è stata prevista o si è manifestata. Importante aiuto alle attività sindacali può essere reso dall’attivazione di Funzioni di supporto. Le Funzioni di supporto si identificano essenzialmente in azioni e responsabili che hanno il compito di supportare il Sindaco nelle decisioni da prendere e nell’assunzione di iniziative a carattere operativo per settori funzionali specifici.
Tali Funzioni potranno essere attivate tutte o solo in parte, in ragione delle necessità dettate dall’emergenza.

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Fondo Demolizioni: da oggi via alle richieste di contributo

Fondo Demolizioni: da oggi via alle richieste di contributo

A partire da oggi, 21 settembre 2020 (ore 12) le amministrazioni comunali potranno presentare in via digitale le istanze di contributo a carico del Fondo demolizioni delle opere abusive alla pagina ministeriale dedicata.

Il Ministero dei trasporti sottolinea come ciò rappresenti un cambio di passo nella lotta all’abusivismo edilizio, testimoniato anche dalle nuove procedure l’accelerazione delle demolizioni introdotte nella conversione in legge del decreto semplificazioni (articolo 10 bis) e che danno più forza e responsabilità ai prefetti per assicurare la salvaguardia del territorio.

Cos’è il Fondo demolizioni e come funziona?

Il Fondo è disciplinato dal decreto interministeriale n. 254 del 23 giugno 2020, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19/08/2020 n. 206.
La dotazione del fondo è di 10 milioni di euro. I contributi saranno concessi a copertura del 50% del costo degli interventi di rimozione o di demolizione delle opere o degli immobili realizzati in assenza o totale difformità dal permesso di costruire, di cui all’art. 31 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, per i quali è stato adottato un provvedimento definitivo di rimozione o di demolizione non eseguito nei termini stabiliti.
Sono incluse le spese tecniche e amministrative, nonché quelle connesse alla rimozione, trasferimento e smaltimento dei rifiuti derivanti dalle demolizioni. Il restante 50% è a carico del bilancio comunale o di eventuali fondi di cui i Comuni già dispongano. L’ordine cronologico di presentazione delle istanze potrà essere rilevante ai fini dell’ammissione al finanziamento.

Chi può presentare domanda al Fondo Demolizioni?

Possono presentare la domanda di concessione del contributo i Comuni nel cui territorio ricadono l’opera o l’immobile realizzati in assenza o in totale difformità dal permesso di costruire di cui all’art. 31 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”.

Si possono fare più domande al Fondo Demolizioni?

Ogni Comune può presentare una sola domanda, ma al suo interno chiedere il finanziamento per più interventi, a ciascuno dei quali corrisponde una Scheda Intervento con proprio numero ID

Fondo Demolizioni: chi contattare?

Per supporto amministrativo è possibile contattare tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 il numero 0644126248 o scrivere alla mail: fondodemolizioni.dgca@mit.gov.it
Source: INSIC

COVID-19: rateizzazione pagamenti assicurativi, chiarimenti INAIL

COVID-19: rateizzazione pagamenti assicurativi, chiarimenti INAIL

Con la circolare n. 35 del 14 settembre 2020 sono fornite istruzioni operative sulle nuove modalità di recupero dei premi sospesi causa Covid-19 e sulle novità relative all’attività degli agenti della riscossione.
Con successiva istruzione operativa del 16 settembre 2020 si precisa ulteriormente che l’eventuale indicazione nei modelli F24 dei numeri di riferimento comunicati con la circolare Inail 27 maggio 2020, n. 23, non ha effetti rispetto al corretto adempimento degli obblighi di pagamento da parte delle imprese e degli altri soggetti assicuranti.

La rateizzazione dei pagamenti assicurativi: circolare n. 35 del 14 settembre 2020

La circolare n. 35 del 14 settembre 2020, in linea con le nuove disposizioni introdotte dal d.l. 104/2020 DECRETO AGOSTO, nell’individuare specificamente i beneficiari della rateizzazione dei pagamenti assicurativi, chiarisce che è possibile aderire a due ulteriori modalità di rateizzazione dei pagamenti sospesi, senza applicazione di sanzioni e interessi.
I beneficiari possono
versare il 50 per cento delle somme oggetto di sospensione in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, e rateizzare il restante 50 per cento, fino ad un massimo di ventiquattro rate mensili di pari importo, a partire dal 16 gennaio 2021.
versare il 50 per cento delle somme oggetto di sospensione mediante rateizzazione e fino ad un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020, e rateizzare anche il restante 50 per cento, fino ad un massimo di ventiquattro rate mensili di pari importo a partire dal 16 gennaio 2021.

Obblighi e scadenze: circolare n.35/2020 INAIL

Gli interessati devono comunicare all’Inail di aver effettuato la sospensione dei versamenti e, per chi avesse già presentato la comunicazione di sospensione, a breve, è possibile modificare, sempre attraverso il servizio online, la modalità di pagamento precedentemente prescelta.
Inoltre, sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 15 ottobre 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione. I versamenti devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, vale a dire entro il 30 novembre 2020.
Sono, infine, sospese fino al 15 ottobre 2020 le attività di notifica di nuove cartelle e degli altri atti di riscossione.
Source: INSIC