Dichiarazione Rls: modalità di comunicazione per le PA in gestione conto Stato

Dichiarazione Rls: modalità di comunicazione per le PA in gestione conto Stato

A decorrere dal 12 luglio 2018 le amministrazioni statali assicurate con la speciale forma della gestione per conto dello Stato, hanno l’obbligo di comunicare i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza tramite il servizio telematico “Dichiarazione RLS”.
Sono escluse le ambasciate e i consolati italiani che operano all’estero i quali devono comunicare a mezzo pec i nominativi utilizzando il modello Mod. RLS-PA estero, reperibile sul portale al percorso Atti e documenti > Moduli e modelli > Prevenzione.

Nella Circolare n. 29 dell’11 luglio 2018 si ricorda che ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. n.81/2008 il datore di lavoro e il dirigente hanno l’obbligo di comunicare in via telematica all’Inail, nonché per loro tramite, al SINP in caso di nuova elezione o designazione, i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; in fase di prima applicazione l’obbligo riguarda i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori già eletti o designati.

Al fine di effettuare la comunicazione, i datori di lavoro delle Amministrazioni statali destinatarie della circolare, già in possesso delle credenziali di accesso rilasciate in occasione dell’obbligo normativo previsto per l’invio delle denunce di infortunio e di malattia professionale saranno abilitati ad accedere con le stesse credenziali al servizio “Dichiarazione RLS”, disponibile sul portale dell’Istituto, secondo le istruzioni fornite nella Guida applicativa dichiarazione RLS gestione conto Stato5. L’utente profilato come “Datore di lavoro struttura PA in gestione conto Stato” può inserire i dati del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza per ogni Struttura in cui risulti abilitato come datore di lavoro.

Per l’assistenza nell’utilizzo dei servizi online e per approfondimenti normativo procedurali è a disposizione degli utenti, nella sezione “SUPPORTO” del portale www.inail.it, il servizio “Inail risponde”.
Source: INSIC

Lavori in altezza e soccorso: spunti dal British Standard BS 8454:2006

Lavori in altezza e soccorso: spunti dal British Standard BS 8454:2006

“Come ci si può aspettare, il lavoro in altezza è regolamentato da svariate leggi e normative che sono progettate per garantire la sicurezza del lavoratore e chiarire quali siano le responsabilità del datore di lavoro. Un compito chiave regolamentato dalla normativa è quello di garantire un soccorso immediato in caso di caduta. Questo include quei lavoratori che sono coinvolti in una caduta che viene arrestata da un sistema di sicurezza.
La normativa non prevede un arco temporale specifico in cui le vittime debbano essere soccorse dopo una caduta. Tuttavia, è importante ricordare che la legge prevede che ci si comporti in maniera ragionevole e si pianifichino e si prevedano tutti gli scenari possibili”.

Su Ambiente&Sicurezza sul lavoro n.6-7/2018 Stephen Morris, UK Training Manager di 3M Fall Protection ci spiega cosa prevede l’Health and Safety at Work Act del 1974 e come funziona la buona prassi inglese in tema di soccorso a seguito di caduta dall’alto.
Il British Standard BS 8454:2006 fornisce infatti linee guida e raccomandazioni riguardo all’erogazione di formazione e training per lavori in altezza, incluso il soccorso e le procedure di recupero. L’Advisory Committee on Work at Height Training (ACWATH) ha anche pubblicato un programma di sensibilizzazione sul lavoro in altezza.
È dovere della persona responsabile del lavoro, come parte del Safe System of Work, valutare i requisiti necessari per un eventuale salvataggio ed organizzare un piano pratico di soccorso, incluso l’utilizzo di un appropriato equipaggiamento e di personale addestrato.
Deve anche saper affrontare l’immediato momento successivo al salvataggio, provvedendo al primo soccorso.

L’articolo completo è disponibile in allegato alla notizia

Riferimenti bibliografici:
Soccorso dopo una caduta dall’alto…la buona prassi inglese
a cura di Stephen Morris (UK Training Manager di 3M Fall Protection)
Ambiente&Sicurezza sul Lavoro


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Source: INSIC

Investimenti in Macchinari innovativi: 340 milioni per le PMI del Sud

Investimenti in Macchinari innovativi: 340 milioni per le PMI del Sud

Arriva in Gazzetta il DM 9 marzo 2018 del MISE che definisce le agevolazioni concedibili per la realizzazione di programmi di investimento innovativi coerenti con il Piano nazionale Impresa 4.0. Si tratta di 340 milioni di euro per realizzare il nuovo intervento “Macchinari Innovativi” avviato dal Ministero dello Sviluppo Economico a favore delle micro, piccole e medie imprese.

Dirette destinatarie le piccole e medie imprese (si veda in art.3 il dettaglio dei requisiti) delle Regioni “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) per una transizione delle stesse verso la cd. «Fabbrica intelligente» centrata sulla completa digitalizzazione dei flussi di informazione con tutti gli attori della catena del valore e sull’integrazione degli oggetti fisici nel suddetto sistema informativo.

Risorse e campo di applicazione
Il decreto disciplina i termini, le modalità e le procedure per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni per investimenti innovativi che consentano l’interconnessione tra componenti fisiche e digitali del processo produttivo finalizzati ad aumentare il grado di efficienza o il livello di flessibilità dell’attività economica. L’agevolazione è concessa in relazione alla dimensione dell’impresa, composta da contributi in conto impianti e finanziamenti agevolati.

Dettaglio delle risorse a disposizione
Le risorse finanziarie disponibili (circa 340 milioni) per la concessione degli aiuti ammontano a (art.5):
a) euro 168.400.000,00 a valere sul Programma complementare di azione e coesione «Imprese e competitività» 2014-2020 approvato dal CIPE con delibera n. 10/2016 del 1° maggio 2016;
b) euro 120.000.000,00 a valere sull’Asse III, Azione 3.1.1 del Programma operativo nazionale «Imprese e competitività» 2014-2020 FESR;
c) euro 53.094.000,00 a valere sull’Asse IV, Azione 4.2.1 del Programma operativo nazionale «Imprese e competitività» 2014-2020 FESR, esclusivamente per la realizzazione dei programmi di investimento diretti al cambiamento fondamentale del processo di produzione di un’unità produttiva esistente riconducibili alla linea di intervento LI 2 «Tecnologie per un manifatturiero sostenibile».
Il 25% delle risorse verrà invece riservata ai programmi proposti da micro e piccole imprese

Programmi agevolabili
In base all’art.5, i programmi ammissibili alle agevolazioni devono prevedere la realizzazione di investimenti innovativi che, in coerenza con il Piano nazionale «Impresa 4.0» e la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, consentano l’interconnessione tra componenti fisiche e digitali del processo produttivo, innalzando il livello di efficienza e di flessibilità nello svolgimento dell’attività economica, con conseguente riduzione dei costi o incremento del livello qualitativo dei prodotti.
Le risorse quindi vanno a programmi di acquisizione dei sistemi e delle tecnologie (previste all’allegato n. 1 al DM), riconducibili all’area tematica «Fabbrica intelligente» della Strategia nazionale di specializzazione intelligente.
I programmi di investimento devono essere finalizzati allo svolgimento delle attività manifatturiere di cui alla sezione C della classificazione delle attività economiche ATECO 2007.

Caratteristiche dei programmi agevolabili
I programmi in particolare, devono:
a) essere diretti alla realizzazione di una nuova unità produttiva ovvero all’ampliamento della capacità, alla diversificazione della produzione funzionale a ottenere prodotti mai fabbricati in precedenza o al cambiamento fondamentale del processo di produzione di un’unità produttiva esistente;
b) essere realizzati presso un’unità produttiva localizzata nei territori delle Regioni meno sviluppate;
c) prevedere spese ammissibili non inferiori complessivamente a euro 500.000,00 e non superiori a euro 3.000.000,00;
d) essere avviati, pena la revoca delle agevolazioni, successivamente alla presentazione della domanda;
e) prevedere una durata non superiore a dodici mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni,salvo proroghe;
f) essere costituiti da immobilizzazioni mantenute, per almeno tre anni dalla data di erogazione dell’ultima quota delle agevolazioni o, se successiva, dalla data di installazione dell’ultimo bene agevolato, nel territorio della regione in cui è ubicata l’unità produttiva agevolata.

Spese ammissibili
Le spese ammissibili sono quelle relative all’acquisto di nuove immobilizzazioni materiali e immateriali, (si veda articoli 2423 e sg del codice civile) che riguardino macchinari, impianti e attrezzature strettamente funzionali alla realizzazione dei programmi di investimento (si veda nel dettaglio l’art.6).
Le agevolazioni sono concesse (si veda art.7), nella forma del contributo in conto impianti e del finanziamento agevolato, sulla base di una percentuale nominale delle spese ammissibili pari al 75%, così ripartita:
a) per le imprese di micro e piccola dimensione, un contributo in conto impianti pari al 35 per cento e un finanziamento agevolato pari al 40%;
b) per le imprese di media dimensione, un contributo in conto impianti pari al 25 per cento e un finanziamento agevolato pari al 50% (si veda in art. 8 il dettaglio della procedura di accesso alle agevolazioni e di erogazione dall’Agenzia all’art.9).

Controlli, monitoraggi e ispezioni
Ai sensi dell’art.11 si ricorda che il Ministero può effettuare controlli e ispezioni, anche a campione, sulle iniziative agevolate, al fine di verificare le condizioni per la fruizione e il mantenimento delle agevolazioni. Al Ministero devono poi essere notificate variazioni dell’impresa beneficiaria conseguenti a operazioni societarie o a cessioni a qualsiasi titolo dell’attività, ovvero variazioni del programma di investimento relative agli obiettivi, alla tempistica di realizzazione, alla localizzazione delle attività o ai beni di investimento. Possibile la revoca delle agevolazioni (art.13) per assenza di uno o più requisiti di ammissibilità, mancata presentazione della prima richiesta di erogazione, mancata realizzazione del programma di investimento nei termini del decreto, fallimento dell’impresa beneficiaria ovvero apertura nei confronti della medesima di altra procedura concorsuale o sussistenza di una causa di divieto in relazione alla normativa antimafia.

Riferimenti normativi:
DECRETO 9 marzo 2018 del MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
Intervento agevolativo a sostegno della realizzazione nelle regioni meno sviluppate di programmi di investimento innovativi coerenti con il Piano nazionale Impresa 4.0, diretti a favorire la transizione delle piccole e medie imprese verso la «Fabbrica intelligente». (18A04761) (GU n.164 del 17-7-2018)

Source: INSIC

Porte a tenuta di fumi: l'importanza delle guarnizioni per i fumi freddi

Porte a tenuta di fumi: l'importanza delle guarnizioni per i fumi freddi

In numerosi incendi di edifici la diffusione dei fumi è una delle cause principali dei decessi dovuti alla loro inalazione e in molti paesi è obbligatoria l’installazione delle cosiddette porte tagliafumo, dato che le guarnizioni termo espandenti delle porte resistenti al fuoco entrano in funzione solo a temperature elevate. Per ridurre il passaggio dei fumi freddi alcune normative internazionali fissano le dimensioni massime degli spazi tra le ante e i telai.

Ce ne parla Paolo Castelli sulle pagine di Antincendio 6/2018 in un articolo dedicato alle guarnizioni per i fumi freddi delle porte a tenuta di fumo.

L’autore riporta ad esempio il Fire Safety Code di Hong Kong, che stabilisce che lo spazio inferiore tra la porta e il pavimento non deve superare i 4 mm. Requisiti simili appaiono in altri codici come quello australiano che richiede per il medesimo spazio 10 mm, mentre la norma americana NFPA 80 raccomanda 19 mm. Negli studi sulla diffusione del fumo di un incendio in un compartimento generalmente si considerano le porte aperte e raramente è stata studiata la diffusione del fumo in caso di porta chiusa. Tra questi studi c’è quello sperimentale di Sinai che ha fornito alcuni interessanti spunti sul ruolo della diffusione del fumo in un incendio e che mostra l’importanza di controllare le perdite di fumo.

Sherman C.P. Cheung nel 2006 ha effettuato un’analisi numerica sull’influenza dei giochi delle porte tagliafuoco sulla propagazione del fumo di un incendio, usando la fluidodinamica computazionale. Quattro diverse altezze 3, 5, 7 e 10 mm dello spazio sotto le porte sono state studiate per capire meglio il fenomeno delle perdite di fumo attraverso la porta e determinare quale dimensione del gioco della porta impedisce il passaggio del fumo. Lo schema di prova prevedeva un bruciatore presente nella camera di combustione, chiusa da pareti e separata dal compartimento adiacente da una porta tagliafuoco. A causa della diversa temperatura si instaura una differenza di pressione che porta il fumo a diffondersi passando sotto la porta come è confermato da England e Young. Variando le dimensioni dello spazio sotto la porta variano la pressione e la quantità di fumo che passa.

Riferimenti bibliografici
L’importanza delle guarnizioni per i fumi freddi delle porte a tenuta di fumo
Ing. Paolo Castelli
Antincendio 6/2018

L’articolo completo è disponibile sulla rivista Antincendio.

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Cessione onerosa di Materiali e qualifica di rifiuto

Cessione onerosa di Materiali e qualifica di rifiuto

La qualificazione di rifiuto deve essere operata sulla base di elementi di carattere obiettivo, quali la oggettività dei materiali in questione, la loro eterogeneità, le condizioni in cui gli stessi sono detenuti e l’eventuale riferimento alle circostanze nelle quali l’originario produttore se ne era disfatto e alle modalità in cui ciò è avvenuto. È quanto si riporta nella sentenza della Cass. Pen. Sez. III, n. 3299 del 24 gennaio 2018.

Il commento è a cura di A.Quaranta (Environmental Risk and crisis manager).
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Il fatto
Con un’ordinanza un Tribunale aveva disposto l’annullamento del sequestro preventivo alcune aree immobiliari di proprietà di una società che svolgeva attività di commercio di beni usati, per lo più acquisiti attraverso cessioni operate dalla CRI, la quale a sua volta riceveva, a titolo gratuito, beni in disuso a lei forniti da strutture pubbliche di vario genere; secondo il Tribunale, infatti, tale materiale non poteva essere qualificato alla stregua di un rifiuto.
Di parere opposto il PM, che proponeva ricorso per Cassazione: nel ricorso, l’organo della pubblica accusa ha rilevato che, una volta rilevata la iniziale volontà dell’originario produttore, di disfarsi di determinati beni, volontà che imprime su di loro la qualificazione dei medesimi alla stregua di rifiuto, incombe sull’eventuale successivo detentore l’onere di provare che la sua condotta è, viceversa, indirizzata verso una forma di riuso produttivo del bene e non semplicemente alla soddisfazione di una esigenza dismissiva degli stessi.

Secondo la Cassazione
La Cassazione, nel ritenere fondato il ricorso, ha ritenuto inaccettabile, secondo i principi generali ormai consolidati, ogni valutazione soggettiva in merito alla natura dei materiali da classificare o meno quali rifiuti, poiché è rifiuto non ciò che non è più di nessuna utilità per il detentore in base ad una sua personale scelta ma, piuttosto, ciò che è qualificabile come tale sulla scorta di dati obiettivi che definiscano la condotta del detentore in relazione a tale bene ovvero sulla scorte di un obbligo al quale lo stesso è comunque tenuto, inerente, appunto, alla necessità di disfarsi del suddetto materiale; la verifica di tale qualificazione deve essere operata sulla base di elementi di carattere obiettivo, quali la oggettività dei materiali in questione, la loro eterogeneità, non rispondente ad alcun ragionevole criterio merceologico, e le condizioni in cui gli stessi sono detenuti nonché con eventuale riferimento alle circostanze nelle quali l’originario produttore se ne era disfatto e alle modalità in cui ciò è avvenuto; a tal fine, pertanto, non rileva che detti materiali siano, almeno in parte, ancora suscettibili di utilizzazione economica attraverso la loro cessione a titolo oneroso, poiché tale evenienza non esclude comunque la loro natura di rifiuto.

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Campi elettromagnetici: come organizzare la Relazione tecnica di supporto al DVR

Campi elettromagnetici: come organizzare la Relazione tecnica di supporto al DVR

Il D.Lgs. 81/08 sulla salute e sicurezza sul lavoro include all’art. 17, tra gli obblighi non delegabili (e dunque identificativi) del datore di lavoro, la valutazione di tutti i rischi, con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’art. 28 e richiesto dall’art. 181 per l’esposizione agli agenti fisici, tra cui i campi elettromagnetici (CEM).
Questo documento deve contenere anche una relazione sulla valutazione di tutti i rischi specifici, nella quale siano descritti i criteri utilizzati per la valutazione stessa.

Per decidere quali devono essere i contenuti di questa Relazione e come devono essere strutturati si può fare riferimento, in campo internazionale, allo standard EN 50499 del 2008 e alla più recente Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE. In campo nazionale ci si può riferire alle norme CEI 211-6 e 211-7 del 2001 e al Portale Agenti Fisici (PAF), che contiene una FAQ (la n. 32) specifica sull’argomento.

Inizia così l’articolo di Gian Marco Contessa, Fisico medico, Esperto Qualificato in Radioprotezione di III grado su Ambiente&Sicurezza sul lavoro 6-7/2018 (vedi il sommario completo).
L’articolo fornisce indicazioni utili su come redigere la “Relazione tecnica di supporto al documento di valutazione del rischio CEM” partendo dall’analisi di ogni singola Sezione di cui la Relazione è composta.
Dalla sezione dedicata alle Valutazioni preventive - “Si inizia con la caratterizzazione del luogo di lavoro e l’identificazione delle attività correlate ai rischi da CEM e del personale coinvolto (gruppi di riferimento dei lavoratori), individuando anche i lavoratori di ditte esterne, i lavoratori che intervengono per manutenzione su attrezzature normalmente non accessibili che generano forti campi e i lavoratori particolarmente a rischio …” – si passa quindi all’analisi delle Valutazioni metrologiche“In caso di mancata disponibilità di dati utili forniti dal fabbricante o reperibili nelle banche dati si può scegliere di eseguire valutazioni strumentali sulle sorgenti con strumentazione adeguatamente tarata (con frequenza almeno biennale, come indicato dalle norme di buona tecnica 211-6 e 211-7) e di caratteristiche idonee ai parametri da rilevare …”.

Si analizzano poi le sezioni dedicate ai risultati delle misurazioni (in cui si dettaglia il rapporto tecnico della campagna metrologica), quella per i risultati dei calcoli (“Nel caso in cui non sia possibile dimostrare la conformità con i Valori di Azione (VA) del D.Lgs. 81/08, si effettua una modellizzazione informatica per determinare se i Valori Limite di Esposizione (VLE) pertinenti siano effettivamente superati”). La valutazione specifica deve poi portare a identificare l’effettivo livello di esposizione di tutte le categorie di lavoratori. Nella sezione Conclusioni, in base ai risultati della valutazione dei rischi, si analizza la validità delle misure di prevenzione e protezione già in vigore sul posto di lavoro e si riporta se e quali misure addizionali sia necessario apportare per proteggere i lavoratori dalle esposizioni ai CEM, assicurando la conformità ai VA e/o ai VLE del D.Lgs. 81/08.
A conclusione delle valutazioni precedenti si deve definire l’eventuale necessità di sorveglianza sanitaria.

L’articolo completo è disponibile sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul Lavoro

Riferimenti bibliografici:
Campi elettromagnetici: come organizzare la Relazione tecnica di supporto al documento di valutazione del rischio specifico
di Gian Marco Contessa,Fisico medico, Esperto Qualificato in Radioprotezione di III grado
Ambiente&Sicurezza sul Lavoro

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Consumo di suolo, occorrono interventi normativi efficaci

Consumo di suolo, occorrono interventi normativi efficaci

Si tiene oggi a Palazzo Montecitorio la presentazione dell’edizione 2018 del Rapporto sul Consumo di Suolo in Italia realizzato dall’ISPRA e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Il Rapporto restituisce una fotografia completa e aggiornata del territorio e fornisce una valutazione delle dinamiche di cambiamento della copertura del suolo e della crescita urbana, anche a livello locale, e delle conseguenze sull’ambiente, sul paesaggio, sulle risorse naturali e sul sistema economico. “E’ nostro dovere seguire le trasformazioni del territorio, risorsa non rinnovabile e vitale per il nostro benessere e per l’economia – ha dichiarato il Presidente ISPRA e SNPA Stefano Laporta – senza interventi normativi efficaci, il consumo di suolo non si fermerà”.
“Ripartiamo dalla norma precedente e andiamo avanti, con modifiche: bilancio ecologico, questione lottizzazioni, concetto di spreco di suolo, maggior attenzione alle zone protette ed inserimento di zone a rischio frane e terremoti” – è quanto ha affermato il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, nel suo intervento.
Source: INSIC

Indagine ESDE 2018: occupazione e tecnologia, come cambia il lavoro in Europa

Indagine ESDE 2018: occupazione e tecnologia, come cambia il lavoro in Europa

La Commissione ha diffuso il 13 luglio, l’edizione 2018 dell’indagine annuale sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Employment and Social Developments Review – ESDE2018 – in allegato): una istantanea del mercato del lavoro in Europa, che fa il punto non solo sui dati degli occupati (238 milioni di lavoratori nel 2017, aumentato di tre milioni rispetto al 2016), ma anche delle tendenze del settore produttivo nel prossimo futuro. Un futuro in cui l’accento viene posto sulle opportunità e sui rischi connessi all’innovazione tecnologica, al cambiamento demografico e alla globalizzazione e dove emergono anche tutte le incertezze circa gli effetti futuri dell’automazione e della digitalizzazione del mondo del lavoro.

Occupazione in crescita
In base ai dati diffusi, nel 2017 il numero degli occupati è aumentato di oltre tre milioni e mezzo di unità rispetto al 2016 passando a circa 238 milioni di lavoratori, mentre il numero di ore lavorate per occupato, seppur aumentato, resta ancora inferiore ai livelli del 2008. In Europa crescono i redditi netti e diminuiscono i livelli di povertà, addirittura i fenomeni di grave povertà, scrive la Commissione si fermano a 16,1 milioni di persone in meno rispetto al 2012.

Innovazione tecnologica e incertezze occupazionali
L’evoluzione del mondo del lavoro che risalta in questa edizione 2018 dell’Indagine ESDE non è però priva di incertezze, legate per lo più agli effetti futuri dell’automazione e della digitalizzazione. Sebbene il progresso tecnologico sia l’elemento chiave per aumentare la produttività complessiva, e sostituisca le attività di routine a bassa qualificazione aumentando al contempo il livello di competenze necessario per l’occupabilità, spiccano diverse ombre.
Innanzitutto, le attività ripetitive sono quelle che maggiormente sembrano prestarsi all’automazione totale o parziale ma solo una percentuale compresa tra il 37% e il 69% potrebbe essere completamente automatizzata. Le nuove tecnologie offriranno un vantaggio a lavoratori e imprese in termini di maggiore flessibilità, migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata e nuove possibilità di entrare o restare nel mercato del lavoro. Al contempo però la Relazione indica la correlazione tra una crescente incidenza del lavoro atipico e il peggioramento delle condizioni di lavoro, una maggiore volatilità del reddito, una minore sicurezza occupazionale e un accesso insufficiente alla protezione sociale, come nel caso dei lavoratori delle piattaforme digitali.
Non manca poi nell’Indagine una sottolineatura di persistenti difficoltà strutturali residue, quali le disuguaglianze sul lavoro, la disparità di reddito e di genere, e l’inadeguato sviluppo delle competenze e dell’istruzione.

La Formazione per un lavoro che cambia
A queste problematiche la Commissione risponde sottolineando i risultati dei progetti formativi intrapresi negli anni, e sottolinea la necessità di puntare su una istruzione migliore e un apprendimento permanente come strade per adeguarsi ad un mercato del lavoro che cambia.
In vista, una proposta di direttiva relativa a condizioni di lavoro più trasparenti che introduce nuove norme minime per tutti i lavoratori, compresi quelli impiegati con forme di occupazione atipiche. Inoltre, si cita una proposta di raccomandazione sull’accesso alla protezione sociale che incoraggi gli Stati membri a fornire l’accesso alla copertura di sicurezza sociale, compresa la trasferibilità dei diritti tra diversi posti di lavoro e status occupazionali, a tutti i lavoratori subordinati e autonomi; ricordiamo più di recente la modifica alla direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi con la Direttiva 2018/957.

L’Italia e le prospettive dell’innovazione tecnologica
L’Italia viene citata in più punti dell’Indagine ESDE 2018, fra i paesi per i quali l’innovazione potrà comportare modifiche e miglioramenti significativi del quadro occupazionale: per il mercato del lavoro italiano i guadagni di efficienza potranno derivare da innovazioni di prodotto, progressi tecnologici o miglioramenti organizzativi. E ancora “La futura crescita dell’occupazione dipende dalla crescita economica e dalla tecnologia applicata alla produzione”. L’Italia è una delle economie più automatizzabili secondo l’Indagine che cita diversi esperti e i risultati dell’indagine PIAAC del 2012 in cui già l’OCSE sottolineava che la probabilità di automazione per il mercato del lavoro italiano si aggira intorno al 50% delle attività che richiedono abilità medie. In uno scenario posto al 2030 prospettato dall’Indagine ESDE, la sola manifattura perderebbe il 20% dell’occupazione registrata nel 2015 (circa 0,8 milioni di lavoratori) mentre i tre settori tradizionali di industria, costruzioni e commercio sommeranno insieme più di tre quarti delle perdite di posti di lavoro.
Sempre la Commissione si affretta a precisare come la diminuzione degli occupati nel settore manifatturiero sarà parte di un quadro generale più ampio di movimentazione della forza lavoro in un contesto in cui la digitalizzazione diventerà creatrice di lavoro in rete (un po’ come avvenne quando l’automazione dell’agricoltura portò ad uno spostamento occupazionale verso il settore dei servizi negli anni ’60) riallocando risorse produttive in attività di maggiore produttività.
Source: INSIC